Ho conosciuto Alessandro Gallo in occasione della Cena Vegetale in remoto organizzata da Maurino Veg a Milano, dove Alessandro si occupava della realizzazione del video della serata.

Maurino mi aveva avvisato: per me, che scrivo di viaggi e viaggiatori visionari, sarebbe stato d’obbligo conoscere un suo amico speciale, Viaggiatore con la maiuscola, che era arrivato a trovarlo in Cina pedalando sulla sua bicicletta fin dall’India.

Maurino aveva ragione: Alessandro è un Viaggiatore Visionario che esprime in toto la filosofia del vivere e del viaggiare narrata da Profondo Viaggio & Alchemica Mistura. La sua storia è molto particolare, e al tempo stesso, un Viaggiatore autentico che la ascoltasse si troverebbe, come è successo a me, completamente in linea con le parole condivise da Alessandro nel suo racconto.

Alessandro è approdato in Cina nella primavera del 2006, per uno di quegli apparenti “casi” che tali mai non sono. Alessandro all’epoca viveva a Milano, dove aveva iniziato a lavorare come modello, e un giorno un amico spagnolo gli mostra alcune foto scattate in Cina, il paese dove aveva fatto un’esperienza di lavoro nell’ambito della moda. In quel momento, Alessandro sente che la Cina lo sta chiamando, e lui accetta l’invito.

E’ così che Alessandro, senza un attimo di esitazione, chiede alla sua agenzia di trovargli un contratto di lavoro in Cina, che arriva in fretta, portandolo prima a Pechino per tre mesi, e poi a Shanghai, dove l’iniziale manciata di mesi prevista per il suo soggiorno, si espanderà fino a diventare un periodo di otto lunghi e intensi anni.

In Estremo Oriente, in qualche modo, Alessandro si sentirà “crescere”, realizzando alcuni piccoli grandi passi che lo porteranno poco a poco a intraprendere la strada lungo la quale viaggia ancora adesso.

Inizia infatti in Cina l’attività come fotografo e video maker freelance, che prende corpo dalla passione per i documentari di viaggio che Alessandro da sempre beveva con la sete di chi è nato per nutrirsi di viaggi.

Ma la grande avventura, nata grazie alla complicità fra la Cina e la bicicletta, nasce quando Alessandro decide di tornare in Italia; nasce il progetto Torna a casa Marco Polo, ispirato alla figura di un altro veneto che, molto tempo prima di Alessandro, ha vissuto in Cina, facendo alla fine ritorno nel paese natale, l’Italia: si parla niente meno che di Marco Polo.

Alessandro Gallo
Alessandro Gallo in sella alla sua bicicletta

Alessandro decide che i suoi piedi potranno toccare il suolo italiano solo dopo aver macinato 16.000 km, attraversando oltre venti paesi lungo la leggendaria Via della Seta sui pedali della sua bicicletta. Da questo viaggio stra-ordinario nasce anche un documentario: Don’t forget to smile, che racconta le impressioni raccolte durante il viaggio in bicicletta e gli incontri, che hanno lucidato il già bellissimo sorriso di Alessandro, e che rappresentano il più grande arricchimento del viaggio.

Alessandro ha accettato di condividere la sua storia. Ne è nata una lunga chiacchierata via skype, stimolante come una scoperta di viaggio. Ecco, in tappe, cosa Alessandro mi ha raccontato, parlando di viaggi, viaggiatori, incontri e biciclette.Alessandro GalloAlessandro Gallo

 

***

Quali sono i doni che il viaggiare con lentezza ha portato con sé, e come cambia lo sguardo, quando si sceglie di dare al viaggio questo ritmo?

Per me lentezza è sinonimo di profondità, perché solo andando lenti, si riesce ad andare a fondo, e quindi hai il tempo di fermarti, di pensare, di metabolizzare quello che hai visto, e quello che ti è successo. Non hai tappe ben precise, vai random.

Il dono è prendersi del tempo per cose che magari possono sembrare banali nella vita frenetica dell’uomo moderno, che deve sempre correre, e battere dei record.

Alessandro Gallo
Alessandro durante il suo viaggio in India in bicicletta, nel 2012

Io non ho mai fatto niente per un “record”; ho sempre fatto tutto per imparare, per arricchirmi: il dono è proprio l’arricchimento. Ogni volta che vado in un posto e faccio un’esperienza simile, mi arricchisco attraverso la mia esperienza, che non è  l’esperienza di qualcun altro, un sentito dire, o qualcosa che abbiamo letto in un libro: lo scrivi tu il libro, secondo la tua percezione.

Il dono è poter vivere in prima persona un paese, una cultura, un paesaggio, e avere il tempo per farlo. Non penso che sia una cosa che fanno tutti quelli che hanno una vita “standard”.

Qual è la spinta che  fa mettere in viaggio?

“Ci si mette in viaggio per disimparare”.

Alessandro mi spiega come per lui quella del viaggio sia una vera e propria esigenza, qualcosa di simile ad una “chiamata” che arriva dal ventre: viaggiare è un nutrimento indispensabile, un elemento vitale.

Alessandro Gallo
Iran, 2012 – ph.: Alessandro Gallo

“A me non piace leggere troppo su quello che sto andando  a visitare, perché mi fa perdere un po’ la magia di quello che poi andrò a vedere. E anche creare troppe aspettative non va bene. Magari mi informo sulle usanze, per non essere invadente, o fare cose che non sono previste dalla loro cultura, o che potrebbero essere offensive”.

Gli Incontri: per te fanno il viaggio?

“Se non ci fossero gli incontri, non saprei di cosa parlare; è quello che ti dà il modo di confrontarti, se no di cosa parli?”

Sugli incontri e il sorriso che hanno portato è basato il documentario Don’t forget to smile; le esperienze fatte con e grazie alle persone dei luoghi attraversati sono state la parte più bella del viaggio: Alessandro è stato sempre accolto a casa delle persone che vedendolo arrivare, (e riconoscendo lo sforzo che stava facendo per attraversare non solo il loro paese, ma anche la loro cultura, e quindi le loro vite), lo facevano entrare nelle loro case, offrendogli un the, una cena, e molte chiacchiere, curiosi di sapere da dove Alessandro arrivasse.

“Vorrei sottolineare che nei paesi  in via di sviluppo, già passando per strada, è come se fossi a casa loro: tu passi, loro ti chiamano perché vogliono offrirti un the, fare due chiacchiere, sapere semplicemente da dove arrivi. Gli fai un torto se non ti fermi, perché sei già a casa loro. Sono lì, seduti fuori, gli passi davanti ,e loro sono curiosi, perché vogliono sapere dove stai andando, cosa stai facendo”.

Alessandro Gallo
Attraversando il Giappone in bicicletta – ph.: Alessandro Gallo

Alessandro è rimasto colpito ogni volta da un gesto così semplice e al tempo stesso non scontato, come un invito a entrare nella propria casa, come per tutte le volte che gli è stato dato aiuto durante il viaggio: perché, dice, chi è abituato alla vita nel mondo occidentale, dove spesso ci si chiude a doppia mandata rispetto all’ “estraneità”, prova un senso di stupore, di fronte a queste manifestazioni di umanità.

“Per me è pazzesco, perché siamo abituati a crescere con il lucchetto, chiusi in casa”

Quale fra i cinque sensi è più attivo, durante il viaggio?

Uno dei motivi per cui Alessandro ama la bicicletta è proprio questo: abbatte le barriere, insieme a qualsiasi tipo di protezione fra se stessi e il mondo circostante….in tutti i sensi.

“La bicicletta affila tutti i sensi: non ci sono filtri, non c’è un parabrezza, e ti becchi tutto…”.

Alessandro Gallo

Cosa hai imparato, e cosa, invece, hai disimparato, dal tuo viaggio lungo la Via della Seta?

“Siamo nati in un contesto sociale che per noi sembra normale, ma, quando viaggi, è come se torni a essere sterile, tu viaggi per riempirti e fare un reset. E quindi si disimpara magari anche ad essere convinti di alcune cose, si disimpara a non essere così certi di alcune cose. Si disimpara a essere quello che crediamo di essere, perché anche mettendoti a confronto con culture e lingue a te sconosciute, posti che solo a sentirli pronunciare ti fanno sentire la pelle d’oca. Si disimpara tutto quello che la scuola e i giornali ci hanno insegnato.

Quello che si impara è ciò che si vede e si vive, senza porsi barriere”.

Parlami del tuo amore per la bicicletta, e cosa significa vivere il mondo attraverso le due ruote.

Da piccolo Alessandro, come tutti i bambini, andava in bicicletta, e anche suo padre era un appassionato ciclista.

Il rapporto con la bicicletta però viene riscoperto andando a vivere in Cina: da quel momento diventa un mezzo indispensabile nella vita di Alessandro, che ora non potrebbe più pensare di vivere senza.

La scelta di viaggiare in bicicletta scaturisce da un sogno: Alessandro era partito da Shanghai per un viaggio in Asia insieme a una fidanzata, e  una notte, proprio quando sentiva di essersi stancato di muoversi a piedi, un sogno gli suggerisce di proseguire in bicicletta; nel sogno Alessandro entra in un negozio colorato, dalle tinte molto vive: quasi un paradiso…pieno di biciclette.

In seguito al suo sogno, Alessandro recupera due biciclette nell’ultima cittadina al confine con il Laos, e parte per i suoi primi due mesi di viaggio in bicicletta.

Il viaggio successivo vedrà come scenario l’India, attraversata in solitaria con la sua bicicletta per quattro mesi: nell’India del nord Alessandro ha  la possibilità di fare una bellissima esperienza nel centro di Vandana Shiva, la grande attivista indiana per l’ambiente che aveva conosciuto grazie ad alcuni documentari. Qui segue un corso di agricoltura biologica, studiando l’ecologia come scienza, l’impatto umano delle multinazionali sull’ambiente, e partecipando a workshop nelle campagne.

“Andare in bicicletta è come essere a teatro: si sperimenta la meraviglia a ogni istante, e non ci sono schermi che si frappongono fra noi stessi e il mondo circostante”

Alessandro Gallo

“Una volta da bambini si stava in strada, con il pallone o con la bici, eravamo sempre in giro. L’ho riscoperta andando a vivere in Cina: prima l’ho usata in città, e poi con i primi viaggi, è diventata per me un mezzo indispensabile. Non potrei mai pensare di vivere senza bicicletta.

Appena sali, sei in un paese straniero, che non conosci, su una strada dove non sei mai stato e non sai dove ti fermerai, perché io non ho mai programmato niente, parto e via…ho la mia tenda, la roba che mi serve per farmi da mangiare, e basta.

Secondo me è uno stimolo così….non so, di libertà… ritorni bambino: io mi sento proprio come un bambino che è lì, che si guarda in giro, tutto meravigliato…

Ritorni bambino, per me è quello è proprio la voglia di non crescere: ci impongono tante cose: devi avere una famiglia, devi avere dei figli, devi avere una macchina, devi avere una casa, devi avere questo, devi avere quello….diecimila cose devi avere. E invece, quando sei sulla bici, ti rendi conto che l’unica cosa che hai ce l’hai sotto il culo, e sei felice come un bambino…. l’unica cosa di cui ti preoccupi ,se sei nelle zone un po’ più remote è: dove piglio l’acqua? I problemi più basilari, insomma”.

Cosa è casa, per te?

Alessandro si è trovato a casa ogni volta che è stato bene accolto dalle persone incontrate lungo il viaggio: “Sentirsi a casa non è cosa da poco: sentire che sei coccolato, e bene accettato, e che si prendono cura di te. Sentirsi a casa è questo, alla fine”, dice Alessandro, che si definisce “cittadino del mondo”, e che ritiene che sia sempre una fortuna imbattersi nel calore umano.

Nel periodo che segue dopo aver lasciato Shanghai, che era ormai casa, ogni volta che Alessandro piantava la sua tenda da qualche parte,sentiva che lì fosse “casa”: “ogni volta che si individua un luogo dove accamparsi, bisogna ascoltare quel sesto senso che dice che lì si sarà al sicuro per la notte”.

“Quando si è nomadi”, dice Alessandro, “si entra in un mood del tutto particolare, che fa sentire a casa nei posti più impensabili”.

Alessandro Gallo

Una frase di Alessandro a questo proposito mi ha colpita molto, perché ne condivido il sentimento: “Casa è dove sono i miei genitori. I miei genitori sono la mia casa”.

Dopo tanto viaggiare, pare, sono sempre le radici, a chiamare.

***

Le parole condivise con Alessandro sono state tante, e hanno anche attraversato riflessioni sul vivere e su una visione del vivere, diversa da quella a cui si è abituati nella società attuale, che, come dice Alessandro, “pare privare del tempo, e insieme di tutte le cose più belle che il mondo e l’umanità hanno da offrire”.

 

Alessandro Gallo
Steppa del Kazakhistan – ph.: Alessandro Gallo

La lunga chiacchierata con Alessandro è scivolata con l’agio che nasce quando si parla un linguaggio comune: quello della consapevolezza sul vivere e il viaggiare, e sulla loro interconnessione. Ho trovato in Alessandro un essere umano di grande semplicità e candore, nel senso più bello del termine: un Viaggiatore Autentico, del mondo e della vita, che, come ogni Esploratore Consapevole, sa bene quanto siano gli Incontri a fare il viaggio.

Alessandro Gallo
Alessandro indossa la bandiera del Leone di San Marco che i suoi amici gli hanno portato al suo arrivo a Venezia – ph.: Flatmind

Il 25 aprile del 2015 Alessandro Gallo è entrato a Venezia indossando la bandiera con il tricolore italiano, che simboleggiava un messaggio:

“Ho passato tanti confini, e mi sono reso conto che i confini sono un’illusione: sono quelli che noi vogliamo mettere a noi stessi”

La storia di Alessandro può essere, oltre al resto, di esempio per tutti coloro che vivono una “paura”: di mettersi in viaggio da soli, per esempio, o di culture lontane che vengono guardate con gli occhi del pre-giudizio.

 “Quando parti da solo sei aperto: vuoi stare per i fatti tuoi ma perché      sai che sei aperto a tutte le possibilità”

Racconta tante storie del suo lungo viaggio, Alessandro: dei numerosi paesi musulmani attraversati, dalla Cina occidentale fino alla Turchia, approfondendo la conoscenza di un mondo e di una cultura in merito alle quali oggi più che mai si hanno pregiudizi e sospetti.

“Le paure sono la conseguenza di ciò che ci viene inculcato quando siamo bambini”

Alessandro è ancora più convinto di sapere quali siano le radici delle “paure, dopo aver conosciuto da vicino la gente, la cultura e l’umanità dei paesi percorsi, fra i quali è rimasto impresso in particolare nella mente e nel cuore l’Iran, per la sua grande ospitalità, dove si trovava quando si sono verificati gli attentati di Parigi del 2015.

Alessandro incoraggia, sempre e comunque, a vivere la propria esperienza: porta , fra tutti, l’esempio di quando, dovendo arrivare in Uzbekistan, gli era stato fatto credere che i controlli sarebbero stati severissimi e terribili, e invece si è ritrovato ad ascoltare un funzionario che, avendo accertato la sua nazionalità italiana, si mette a cantare Sono un italiano di Toto Cutugno.

Abbiamo parlato anche di fotografia, e del rapporto spesso contraddittorio che un fotografo ha con la sua macchina fotografica: Alessandro spiega come, pur riconoscendo l’importanza di quello che è un vero e proprio terzo occhio per il fotografo, accade spesso che dia quasi fastidio maneggiarla. Infatti a volte, quando ci si trova a incontrare in viaggio persone che provano a essere presenti al momento che stanno vivendo, succede che  non si possa né si abbia voglia di fotografare o filmare l’istante, preferendo semplicemente viverlo.

 

 “Sono partito da solo ma ho conosciuto il mondo”

 

Il motto di Alessandro, una bandiera impalpabile e immaginaria che svetta dal manubrio della sua bicicletta accarezzando il vento, dice tutto.

Se lo incontrate, offritegli un sorriso, orecchie e cuore per ascoltare, e magari, qualcosa che riscaldi il motore del suo viaggiare.

 

 

www.alegallo.com/

20 thoughts on “Alessandro Gallo: in viaggio sulle ruote del sorriso”

  1. Che bella storia e l’intervista Gaia! Alessando è un fonte d’ispirazione! Viaggiare e vivere il mondo attraverso due ruote è davvero incredibile! Mi piace il suo positive thinking e rapporto con la vita: profondo, vivace portando sempre il sorriso! Dove posso ancora vedere ‘Don’t forget to smile’? Buone feste!

    1. Ciao Eugenia, grazie! ❤
      Sì, Alessandro ci porta davvero ottimi spunti per vivere la vita secondo la nostra unica visione di libertà e condivisione. 🙂 So che ogni tanto il film viene proiettato: mi informo e ti faccio sapere! 😉
      Buone feste anche a te!! 🙂

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