Moni Ovadia inaugura la stagione dell’Open Fest di Casa Chiaravalle (bene confiscato alla mafia e riconvertito in casa di accoglienza), e con la sua verve e la sua acuta intelligenza, tesa per natura alla condivisione di sapere e consapevolezze, rapisce la nostra attenzione fino alla fine.

Moni Ovadia parla sempre e comunque di umanità, anzi di umanità in Viaggio, e questo è stato forse, fin dal principio, ciò che mi ha portata a seguirlo nel tempo, con la forza di attrazione di un magnete.

Anche in questa occasione, attingendo al patrimonio della cultura delle radici collettive e di quella yiddish a cui risalgono le sue origini individuali, Moni Ovadia ci traghetta attraverso le riflessioni più importanti, quelle che toccano il cuore dell’esistenza e il suo significato più profondo.

Così, insieme, ci interroghiamo sulle scelte che portano a investire il tempo della propria vita in strade che non danno il giusto valore all’esistenza: che senso ha spendere i propri giorni elaborando strategie per vendere fumo al nostro prossimo, per esempio? Non dovremmo invece, ognuno in prima persona, portare valore aggiunto per supportare la reciproca evoluzione di coscienza?

Moni Ovadia parla anche di migrazioni, e delle loro radici antiche, che nascono nell’Africa dell’infanzia della razza umana e mai hanno potuto arrestarsi; perché la natura della vita è il movimento verso, il motore che spinse Ulisse e tutti i più grandi Viaggiatori della storia dell’umanità a cercare, per poi giungere a ri-trovare: se stessi nell’altro, attraverso l’Incontro che svela quanto di te sia racchiuso anche in me.

Se l’autentico Viaggiatore è colui che porta a casa e condivide il frutto della sua esperienza e dell’accrescimento della propria conoscenza, non è necessario muoversi con il corpo fisico per riconoscersi tali: è l’apertura del cuore il veicolo della coscienza di ogni connessione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *