Essaouira, dei colori del mare e del vento

Essaouira, dei colori del mare e del vento

Essaouira è stata l’ultima tappa del mio viaggio in Marocco.

Arrivare in questa cittadina di mare sulla costa atlantica ha aperto il cuore e il respiro: sono giunta qui dopo un viaggio intenso, nel corso del quale ho raccolto tante esperienze, volti, condivisioni, avventure e dis-avventure. Tutto, sempre e comunque, prezioso. Come ogni viaggio.

Essaouira

Essaouira, la “ben disegnata”

Il nome di Essaouira si traduce come “ben disegnata”: la trovo una bellissima espressione, appropriata per questa cittadina che assomiglia a una donna dall’eleganza non formale, ancora giovane, ma con i segni dei giorni vissuti ben visibili nei suoi lineamenti.

Essaouira

La pelle degli edifici di Essaouira si sgretola come pelle bruciata dal sole: paiono rughe di espressione le sue, dal fascino tutto particolare, come quello delle persone che emanano savoir vivre.

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La pianta architettonica di Essaouira è frutto del lavoro dell’architetto francese Théodore Cornut, che in cambio ottenne la libertà dal sultano Ben Abdallah, di cui era prigioniero di guerra. Sua opera sono i famosi bastioni di La Skala (in fase di manutenzione nel periodo in cui sono arrivata io).

Essaouira raccoglie in sé una comunità di persone di diverse origini, fra cui marocchini, africani di altri paesi, turisti e viaggiatori, e anche stranieri che qui vivono stabilmente, o per gran parte dell’anno. Fuori e dentro le mura della medina ogni giorno è un brulicare dei passi di coloro che approdano qui con addosso il profumo della curiosità, e di chi chiama nella sua rete i nuovi arrivati. Al tramonto tutto sembra placarsi: è il momento del passeggiare delle famiglie, e della contemplazione del volto livido dell’Atlantico.

Essaouira

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Oceano, Vento, e cavalli 

Essaouira ha i colori del mare, del vento, delle rose del deserto: bianca, blu, ocra. Anche se nei giorni nei quali ho vissuto qui non ha fatto molto avvertire la sua presenza, da queste parti il vento è usualmente di casa – taros, come è chiamato in lingua berbera, con un nome che pare quello di una divinità pagana, si dice faccia impazzire i forestieri – e spira sulle onde dell’Atlantico, che come tutti gli oceani è quasi sempre agitato da forti correnti.

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L’oceano con le sue onde dai capelli ricciuti mi ha sempre affascinata: difficile da domare, lancia sfide a chi cerca di avvicinarlo, guardandolo negli occhi. I surfisti, suoi sacerdoti e devoti, lo sanno bene, e saltano con gioia rotonda sul suo corpo nervoso e scattante, pieno di vita.

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Essaouira è una località amata da chi pratica surf e windsurf, e la sua lunga spiaggia è punteggiata da centri di surf, oltre che dalle carovane di cammelli adibiti a passeggiate che si propongono come vere e proprie gemme di un turismo del kitch.

Essaouira

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Oltre ai cammelli, ci sono i cavalli con i loro cavalieri, che lavorano anch’essi nel turismo, offrendo corse sulla spiaggia: parlando con Tessa, che nei primi tempi della sua vita a Essaouira era  lei stessa una “amazzone”, mi sembra di aver capito che il rapporto con questi meravigliosi animali sia il più delle volte  amorevole da parte di chi se ne prende cura, e io spero tanto che sia così per ognuno dei cavalli che ho visto correre sulla spiaggia.

 

 L’Othello di Orson Welles e le gallerie d’arte

Orson Welles ha scelto Essaouira come location per girare le riprese del film Othello nel 1948, e in effetti, contemplando il paesaggio delle rocce brune che si tuffano nel blu severo dell’oceano, fra il porto peschereccio – dove i pescatori vendono il pesce fra le barche di legno blu e il volo dei gabbiani golosi- e l’ingresso al cuore della città vecchia, non è difficile percepire l’atmosfera carica di pathos e forti passioni narrata dal dramma del moro scespiriano.

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Essaouira è anche nota per essere un luogo d’arte: sono tante le gallerie d’arte sparse che racchiudono opere di grande valore artistico. La più celebre è la galleria Damgaard, che si trova subito all’ingresso della medina, entrando da bab Sbaa , nell’avenue Oqba Ibn Nafiaa.

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Alla Galerie Damgaard ho potuto ammirare i dipinti di artisti che mi hanno ricordato, per intensità e onirismo, l’arte degli aborigeni australiani, profondamente legati alla via del sogno. Quasi tutte le opere degli artisti esposte a Essaouira sono accomunate infatti da una vena naif e surreale, dall’uso di colori accesi, e da una narrazione evocativa che ha fra i temi principali Essaouir i suoia e dintorni, le tradizioni locali, e ovviamente, la musica gnawa.

Facendo una ricerca, scopro il nome del capostipite dei pittori gnawa, quasi tutti autodidatti: è Mohamed Tabal.

Per visitare le gallerie d’arte di Essaouira non è necessaria una mappa: basta perdersi nei dedali della medina, tenere gli occhi aperti – adottando  l’ottima abitudine di spalancare  lo sguardo – e ogni volta che ci si trova di fronte all’ingresso a una galleria, attraversarne la soglia con curiosità.

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Sempre a proposito di nutrimenti culturali, consiglio vivamente una visita al piccolo Sidi Mohammed ben Abdallah Museum (dal nome del fondatore della città), in Rue Laalouj, che illustra la storia di Essaouira attraverso un percorso archelologico, del costume, e musicologico (molto interessante anche per esplorare le radici del flamenco andaluso nella musica araba).

 Il souk, cuore della medina, e l’arte della contrattazione

Il souk di Essaouira è stato il mio supermercato: qui compravo il pane appena uscito dal forno (caldo e morbido, per pochissimi dirham), frutta e verdura alla bancarella di un signore dalla lunga barba bianca dietro suggerimento diTessa: gentile e alla mano, più volte mi ha fatto spontaneamente uno sconto sulla spesa, consapevole di come si costruisca un rapporto di fiducia con i clienti abituali.

Ho sempre amato i souk del nord africa, i cui profumi – e spesso, odori – forti sono rimasti a lungo la madeleine proustiana nella mia memoria di ragazzina.

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Il souk di Essaouira non differisce dagli altri souk marocchini: frutta, verdura, spezie, e, purtroppo….animali vivi, rinchiusi in gabbiette maleodoranti. Spero ardentemente che un giorno non lontano questo commercio di esseri viventi, ancora vivo in molte parti del mondo, abbia fine.

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Lungo il corso principale della medina si aprono le botteghe: abbigliamento, artigianato, gioielleria, souvenir, e alcuni negozi di musica, che vendono strumenti musicali e cd.

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Essaouira è fitta di ristoranti, che  offrono cucina marocchina e internazionale:  fra queste anche il piccolo, delizioso (per i suoi piatti e l’atmosfera intima ed elegante che offre) Lo Sgarbo, ristorante di un’amica italiana di Tessa, che ad Essaouira ha aperto la sede marocchina di un locale molto rinomato all’Isola d’Elba.

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Qui, come ovunque in nord africa, è difficile “passeggiare”, osservando con calma gli oggetti esposti nelle vetrine e in strada: è invece molto facile essere chiamati da ogni dove, con l’invito a entrare all’interno dei negozi, e ascoltare il negoziante di turno mentre snocciola l’elenco della sua mercanzia, tessendone le lodi in quantoa  qualità e rarità. E’ normale, del resto, per una popolazione che, nelle località turistiche, vive della vendita dei propri prodotti ai turisti e viaggiatori che da tutto il mondo arrivano a fare visita al loro paese. Va detto però che può diventare  molto stressante e anche controproducente per chi sta dall’altra parte.

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Ogni viaggiatore che transiti in area nordafricana e medio orientale dovrebbe sempre tenere a mente che qui vige la consuetudine della contrattazione, che può diventare, se appresa a dovere, una vera e propria arte: in genere si parte proponendo la metà del prezzo iniziale (che non rappresenta quasi mai il valore reale dell’oggetto), per poi regolarsi in base alla controproposta da parte del negoziante, e, quasi sempre, si riesce ad arrivare a un accordo vantaggioso per entrambi. All’inizio io ho avuto qualche difficoltà a imparare il “gioco”, ma ora sono diventata abbastanza brava, anche se per una sorta di pudore non tiro mai troppo la corda.

A Essaouira ho acquistato alcune ciotole di ceramica decorata, insieme a bellissimi, caratteristici porta spezie, e un braccialetto in legno di thuya (un albero locale, dal cui legno nascono creazioni artigianali di vario tipo), che si sono aggiunti alle tazzine da caffè acquistate in un piccolo negozio di Mirleft.

Un discorso a parte meritano i prodotti naturali:  vale davvero la pena portare a casa dal Marocco spezie, the, e alcuni prodotti naturali come l’olio cosmetico (ma esiste anche quello alimentare) di Argan, estratto dai frutti dell’albero omonimo. Bisogna però fare attenzione, perché, come mi spiegava Tessa, spesso le boccette di olio di Argan vendute nei mercati e nei negozi ne contengono solo qualche goccia diluita. Meglio allora affidarsi alle cooperative (spesso femminili), che vendono prodotti più costosi, ma anche di qualità garantita.

 

 La musica gnawa, colonna sonora di Essaouira

Gli Gnawa sono i discendenti degli schiavi neri dell’Africa subsahariana: la parola gnawa indica infatti per i berberi le popolazioni dell’Africa nera, la cui lingua suonava  incomprensibile alle loro orecchie (da qui il termine “gnawa”, che si traduce come“muto”).

Ogni anno, a Essaouira si tiene un celebre festival di musica etnica, il Festival Gnaoua & World Music, che ha come protagonisti principali i musicisti gnawa.

Essaouira

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Ho avuto modo di assistere a un vero e proprio rituale di musica gnawa in un cortile nascosto in una via interna della medina: mi è stato spiegato che i musicisti sarebbero andati avanti a suonare per tutta la notte. Nel pubblico c’era soprattutto gente locale, il che ha reso questa occasione per me ancora più speciale. Il gruppo che ha danzato e suonato era composto da sei artisti, che si sono esibiti insieme in una lunga performance, usando gli strumenti musicali tradizionali, fra cui i krakeb (una sorta di cembalo), per poi lasciare spazio al più anziano del gruppo, che ha danzato in un assolo mentre gli altri, seduti sotto il portico, lo accompagnavano con la musica.

Essaouira

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Ho un appuntamento con il festival di musica Gnaoua, al quale non mancherò: la prossima edizione si terrà dal 21 al 24 giugno 2018.

 

Una casa in Marocco – Africa e cultura: c’è chi ha scelto di vivere qui

Viaggiando in Marocco, ho potuto constatare come molti europei e occidentali vivano qui in pianta stabile. A Essaouira la presenza europea si sente ancora di più: nel cuore della medina si trova la sede dell’Alliance Franco Marocaine, che organizza eventi, incontri, concerti, mostre, e corsi che mirano a promuovere e valorizzare entrambe le culture: quella marocchina e quella francese.

Ho avuto modo di partecipare a un bellissimo happening artistico che si è tenuto in uno spazio molto suggestivo, nella medina: la Galerie éphémère ha ospitato fotografia, pittura, installazioni, in occasione della presentazione del libro  Essaouira Ana Mogador (qui potete leggere chi era Ana Mogador)Ho respirato un’atmosfera di grande vitalità, e ho provato a immaginare la vita di chi ha scelto questi luoghi come casa propria, nella quale svegliarsi ogni giorno e portare progetti.

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Indubbiamente lo scarto culturale(legato al background della società nella quale affondano le proprie radici) ha un peso, quando si affronta un paesaggio diverso dal proprio. Ma la fertilità di una sfida consiste proprio nel riuscire a trovare un equilibrio creativo fra la cura nel preservare le proprie radici e l’aprirsi, senza pre-giudizi, al viaggio nei costumi degli altri, che in fondo sono sempre un diverso aspetto di noi stessi. Un esercizio che vale sempre, e per tutti.

Essaouira quotidiana: perdersi nella vita autentica

Esiste poi, come ovunque, la vita quotidiana, quella che vede lo snodarsi dei giorni fra le incombenze svolte a ritmi regolari, sullo sfondo di paesaggi che indossano comode pantofole per presentarsi all’arrivo dei volti conosciuti che li abitano: poco importa,pensano, perché difficilmente arriveranno ospiti, qui.

Ma i viaggiatori autentici si vantano di smentire regolarmente i luoghi comuni, in tutti i sensi intesi. Io mi fregio di far parte del gruppo degli impavidi esploratori affamati di vita e vitalità, e anche ad Essaouira ho portato con me lo specchio della visione, che compie la magia di mostrare ogni più piccolo segno di espressione fra i lineamenti del luogo che viaggio.

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Ho prestato attenzione alle rughe del vivere, quelle che fanno entrare nel mondo delle piccole cose degli altri, che ci assomigliano come gemelli eterozigoti. Ho accompagnato Tessa in un mercatino delle pulci alla periferia di Essaouira, lì dove i turisti difficilmente arrivano, e ho scattato immagini sporche della polvere del finestrino dell’auto, acchiappate al volo pur di non perdere l’eco di una voce così diversa da quella del cuore turistico della città.

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Diabat: qui si celebra Jimi Hendrix

Diabat  è una cittadina sonnolenta a poca distanza (circa 3 km) da Essaouira. Quando sono arrivata, sono stata accolta dai musetti curiosi di una coppia di asini bruni, fra i pochi abitanti di un luogo che appariva quasi deserto.

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All’ingresso del paese si trova il Jimi Hendrix Cafè, che racconta, attraverso coloratissimi murales, della visita del leggendario chitarrista, nel 1968.

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Per il resto c’è poco di rilevante, qui; ma aggirandosi fra le case silenziose si possono incontrare i colorati segni lasciati sui muri da artisti ignoti.

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Inoltrandosi ai confini del paese, si arriva in un luogo naturale di grande e selvaggia bellezza: le rovine di quello che è conosciuto come il Palazzo di Sabbia, o Dar Sultan. Si tratta della settecentesca dimora dei sultani del Marocco – fra i quali il sultano Mohamed Ben Abdallah – successivamente adibita a ospitare gli ambasciatori dei paesi stranieri.

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Si dice che Jimi Hendrix abbia composto qui la canzone Castle Made of Sand.

Quando sono arrivata, ho incrociato  un uomo marocchino e alcuni occidentali a cavallo: sembrava volassero fra le onde di sabbia che accarezzavano le rovine del palazzo, e le loro voci echeggiavano, come se arrivassero da un sogno. Quando si sono allontanati, sono rimasta da sola, e ho potuto respirare l’atmosfera sospesa fra due dimensioni, quella della “realtà” del presente, così come viene percepita dai sensi umani, e quella senza confini di tempo e spazio, nella quale continuano a vivere oggetti, esseri viventi, storie di quello che chiamiamo passato.

 

Un piccolo viaggio in un passaggio in macchina (sul potere delle donne)

La casa di Tessa dista alcuni kilometri dal centro di Essaouira, che non è molto facile raggiungere in modo indipendente, in mancanza di un mezzo di trasporto. Così ho spesso approfittato dei passaggi di Tessa, ma in alcune occasioni mi sono avventurata per i fatti miei, ed è stata una vera e propria avventura.

In luoghi come questi i mezzi pubblici sono spesso un miraggio: non esistono orari fissi delle corse, né  la certezza che prima o poi un autobus apparirà all’orizzonte. Tessa mi aveva spiegato che spesso, quando all’inizio non aveva la macchina, faceva autostop, ma io non ne avevo molta voglia. Così un giorno ho tentato la sorte, e dopo avere capito che difficilmente avrei messo piede sul predellino di un mezzo pubblico, mi sono incamminata a piedi, sperando che qualcuno che fosse affidabile mi avrebbe spontaneamente offerto un passaggio.

I miei desideri alla fine sono stati esauditi, e nel migliore dei modi: una macchina, con a bordo una donna al volante insieme a un ragazzo, si è fermata, e mi ha chiesto dove fossi diretta, offrendomi un passaggio. Ho accettato subito con  gratitudine, e ho avuto modo così di fare anche un bellissimo incontro: la donna che guidava non era originaria di Essaouira, ma era marocchina, e  mi ha donato un esempio di donna intelligente, emancipata, indipendente, e dalla mente libera e sveglia.

Questa donna, dal volto bello e intelligente e dall’energia intensa, ha condiviso con me quanto sia importante acquisire alcune competenze – ad esempio saper riparare una macchina, evitando così che un meccanico si approfitti della sprovvedutezza di una donna – soprattutto in un paese come quello nel quale lei vive, il Marocco.

Sono stata colpita in particolare  da una metafora per me molto importante e azzeccata: la vita è il primo viaggio, e ciò che ci porta, attraverso gli anni e l’esperienza, sono prove che ci rafforzano.

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Questo incontro, la condivisione di un femminile consapevole del proprio potere di trasformazione nella direzione dell’armonia e dell’amore, è stato il dono di arrivederci più bello che avrei potuto desiderare.

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Puntate precedenti del viaggio in Marocco:

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