Gli Incontri: Khodir Sekkouti, voce del popolo Mozabita

Gli Incontri: Khodir Sekkouti, voce del popolo Mozabita

Ho conosciuto Khodir Sekkouti in occasione del Festival du Cinema et la Mer, a Mirleft, in Marocco, dove abbiamo avuto occasione di condividere cultura in alcune scuole locali.

Khodir Sekkouti
Khodir Sekkouti con il presidente della giuria del Festival du Cinema et la Mer, Mohamed Choubi

Khodir è algerino, ed è attivista per i diritti del popolo dei Mozabiti, una minoranza etnica Amazigh, ovvero dei Berberi del Nord Africa. Khodir è per l’esattezza uno dei leader del Mouvement pour l’Autonomie des Mzab – لحركة من أجل الحكم الذاتي لمزاب‎ (MAM)

Khodir Sekkouti
La bandiera Amazigh

Gli Amazigh (al plurale Imazighen) sono la popolazione più antica del Maghreb (l’area geografica che include il Nord Africa), e non hanno mai subito l’influenza araba, mantenendo intatte la loro lingua e la loro cultura.

Il popolo dei Mozabiti vive in Algeria nella valle desertica del M’Zab, territorio organizzato in sette città la cui fondazione risale all’XI secolo. A partire dagli anni ’60, la terra dei Mozabiti viene regolarmente vandalizzata da parte degli integralisti islamici, ed è soprattutto la città principale, Ghardaïa, patrimonio Unesco dal 1982, a essere presa di mira: fra il 2013 e il 2014,Ghardaïa è stata teatro di grandi violenze, che hanno provocato la morte di un gran numero di persone, svuotandola in tutti i sensi.  I Mozabiti vivono una condizione di pericolo costante.

I Mozabiti, e in generale gli Imazighen, rivendicano pacificamente il diritto a preservare la loro identità culturale e la loro storia millenaria.

Associazioni umanitarie internazionali come HRW, Amnesty International, Human Rights watch, ONU, e altre ancora, sono intervenute citando nei loro rapporti annuali le gravi violazioni subite ai danni del popolo Mozabita. Ma le violenze, gli arresti arbitrari, le uccisioni, a danno di uomini e donne di tutte le età e condizioni, bambini inclusi, continuano, insieme al furto della loro libertà e della loro cultura.

Khodir è un uomo di grande sensibilità e cultura, che è stato costretto a fuggire dal suo paese, l’Algeria, dove è rimasta tutta la sua famiglia: il motivo è che Khodir ha scelto di battersi per i diritti del suo popolo,quegli stessi diritti che sono (o dovrebbero essere) inalienabili per ogni essere vivente, e che invece troppo spesso vengono calpestati e violati in modo grave e inaccettabile.

Khodir Sekkouti è rifugiato politico in Marocco, dove è giunto attraverso un viaggio rocambolesco che ha messo a repentaglio la sua stessa vita.

Marocco e Algeria sono paesi confinanti, ma solo attraversata la frontiera che li divide, Khodir può preservare la sua vita, e portare avanti la sua battaglia civile. Questa è la scelta che ha fatto, questa era l’unica inevitabile via che avrebbe potuto percorrere nella sua vita.

Khodir Sekkouti
Khodir Sekkouti

Khodir Sekkouti chiede al suo paese che venga portata attenzione sul bene comune, che dovrebbe includere tutte le popolazioni che compongono il  puzzle di una nazione e della sua società civile.

Khodir Sekkouti
Khodir Sekkouti sul palco del Festival du Cinema et la Mer, a Mirleft, in Marocco, dove è stato chiamato a parlare della sua battaglia civile per i diritti del popolo dei Mozabiti

E’ una storia già narrata molte volte, nel corso della storia dell’umanità: si parla di divisione, di arbitraria scelta di quale razza, cultura, specie vivente, abbia più o meno diritto alla vita, e a una vita degna e piena.

Razzismo e specismo coincidono. Condividono una parola chiave: separazione. 

Albert Camus, scrittore francese nato in Algeria, attivista antifascista, scrisse:

“Senza cultura, e la relativa libertà che ne deriva,

la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla”

 

Sul suo profilo facebook Khodir Sekkouti cita le parole della Chanson du forçat, di Serge Gainsbourg:

“Qui n’est s’est jamais laissé enchaîner ne saurà jamais c’est qu’est la libertè”

Credo che Khodir conosca molto bene il volto profumato della libertà, insieme all‘amarezza della sua mancanza.

Questa è la canzone preferita di Enrico Macias (cantante francese israelita nato in Algeria), che Khodir ci ha fatto conoscere durante le piacevoli conversazioni che abbiamo avuto in Marocco:

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Cosa ho imparato dall’incontro con Khodir:

Ogni vita è una missione. Ascoltare la voce del suo richiamo è un nostro diritto e dovere allo stesso tempo. Potrebbe essere impegnativo, faticoso, a volte rischioso. Ma grazie a questo ascolto sentiremo di avere compiuto pienamente la nostra esistenza.

Prenderci cura delle nostre radici ci assicura la libertà, ovunque si trovi il nostro corpo fisico.

Khodir Sekkouti
Io e Khodir a Mirleft, dopo un intervento in una scuola

 

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Puntate precedenti del viaggio in Marocco:

 

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