(maggio 2013)

*Granada primo tempo*

Conosco Granada in due tempi.
Il primo mi conduce da lei attraversando strade che accarezzano paesaggi malinconici, con l’aria di aver qualcosa da raccontare ma non il coraggio di alzare la voce per farsi sentire….

I miei occhi alternano il cedimento al sonno accettando di chiudersi a petalo, alla voglia ingorda di catturare ogni frammento di immagine che scorre dal finestrino.
A Granada è giorno di festa popolare che apre a ventaglio colori e visioni:

Cammino perdendomi in strade che ancora non conosco, come mi piace fare in ogni luogo con il quale faccio la prima conoscenza, e incrocio persone impegnate a vivere la propria giornata di festa con l’ebbrezza interiore che fa presentire che qualche fortunato incontro attende al prossimo angolo della strada…

Quasi nessuno passeggia da solo: ci si accompagna gli uni con gli altri, prendendo per mano lo splendore della fantasia dei reciproci colori. Sono molte le famiglie che sorridono alla loro giornata condivisa, oppure arrancano per il peso delle tante ore di preparativi che portano sulle spalle.

Granada è anche una scoperta fatta in silenzio con sguardo vigile, pronto a prolungarsi per dipingere impressioni. 
Rifletto sull’ormai generalizzata omologazione che appiattisce la personalità dei luoghi, rischiando di influire anche su quella delle persone. Ma in mezzo alla fila di negozi internazionali noiosamente arcinoti, ogni tanto fanno capolino frammenti del volto più autentico che fanno sorridere con un sentimento simile alla tenerezza per l’ingenuità di una persona semplice.

Amo l’acqua, in tutte le sue forme, ed in ogni città sono sempre andata a cercare la vena più grossa che riluce sulle sue braccia: il fiume che la attraversa e che la fa riflettere, in tutti i sensi. Ogni città dovrebbe affacciarsi sull’acqua, e avere la possibilità di farsi purificare dalla sua infinita saggezza.
Il fiume Darro mi dà l’idea di avere un carattere sbarazzino e una voce sottile, quasi chioccia, come fosse una delle tante studentesse che lo salutano durante le loro giornate di libri e amici.

Faccio incontri con donatori di barchette di parole e creature di legno, scambio uno sguardo con uno spirito di pietra e mi sciolgo nell’abbraccio con un essere anima-le che mi ricompensa della lunga salita con baci freschi di dolcezza sempre giovane….

Esplorare, e conquistare la scoperta di piccole preziosità, nell’armonia  geometrica di un’immagine….
….in una scritta sinuosa ed evocativa….

…in un lampo di incontrovertibile surrealismo….

….nei colori e nel virtuosismo dell’arte che recita a cuore aperto la natura…

….e nella natura, che meravigliosamente inconsapevole della sua fantasia, continua ad abbagliarci

E poi, c’è una visione in particolare che rimarrà impressa di questa prima parte del capitolo Granada:

Un giovane uomo con il suo bambino in braccio osserva appoggiato al muro un acrobata librarsi su un filo sottile come zucchero filato, steso con tutta la forza della poesia da una palma all’altra. Un gruppo di persone anziane apre la bocca presi da uno stupore infantile, e lui danza, danza…..senz’altra àncora di salvataggio che la propria passione.

La scommessa/promessa di dare Amore ad ogni istante assomiglia all’acrobata che danza l’aria.


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