Il Sapore di Marrakech

Il Sapore di Marrakech

Marocco-in-volo
Marocco, in volo

Il Marocco è un concentrato: di odori, profumi, colori.

I viaggiatori portano con sé impressioni pregne della personalità di questo Paese: cocenti, come la calura delle grandi città, e traballanti, come le allucinazioni che il deserto infonde nelle menti ottenebrate dal suo fascino ambiguo.

Il Marocco è un paese dalle numerose sfumature e dai diversi volti, che andrebbero conosciuti uno alla volta, per afferrarne la bellezza complessiva e il carattere più autentico, lontano dalle idealizzazioni romantiche.

Questo grande paese nordafricano fa parte del Maghreb, ovvero l’area occidentale del Nordafrica affacciata sul Mar Mediterraneo e sull’Oceano Atlantico, e in sé racchiude elementi europei e africani, grazie agli influssi delle popolazioni che lo hanno colonizzato, attraversato, abitato.

Se il bianco nord ricorda i soleggiati panorami andalusi, addentrandosi nel corpo del Marocco le tinte assumono sempre più lineamenti africani, passando dal rosso di Marrakech, delle cittadelle fortificate del centro e delle montagne dell’Atlante, e stemperandosi poi nel blu profondo delle tuniche degli uomini del deserto e dei cieli densi popolati di stelle delle notti del deserto.

Per fare conoscenza con il Marocco è necessario viverlo nella vita quotidiana, impolverandosi gli abiti durante lunghi giri ai souk locali, colmando le narici dei profumi delle spezie, gli occhi dei colori degli ortaggi, le orecchie del suono cantilenante dei dialetti locali.
E’ buona cosa per il viaggiatore accettare l’invito a partecipare al rituale della preparazione e dell’offerta del the alla menta, nell’intimità di una casa abitata da persone vive; superare i limiti posti dalle proprie abitudini accogliendo l’esperienza di una notte di ospitalità presso una famiglia locale, per poi fare visita ai loro antenati, nei piccoli e grandi musei che ne raccontano le origini e la storia.

Marrakech, prima tappa.

L’arrivo – Sono in Africa!

Atterro all’aereoporto di Marrakech Menara, dove, per poter mettere piede in terra marocchina, viene richiesto di compilare una scheda con i propri dati personali, il motivo del viaggio, e il proprio indirizzo in Marocco: mentre la penna scrive, sento che l’avventura ha inizio.

Marrakech

Al controllo passaporti viene consegnata, insieme al documento, anche la scheda di ingresso: dopo un attimo di silenzio mi viene chiesto per chi scrivo, come giornalista: per un giornale cartaceo o una testata online? Sembra che per loro sia molto importante. La mia risposta pare sollevare l’impiegato, che mi lascia passare.

Cambio i primi euro in dirham, per prendere il bus che porta in centro. La ragazza del cambio (vestita all’occidentale, non indossa il velo sui capelli) mi accoglie con un grande sorriso di circostanza, e mi chiede se è la prima volta che viaggio in Marocco.
Le rispondo che sono già stata qui, ma tanto tempo fa.
Vorrei cambiare solo il necessario per il biglietto del bus, ma lei in qualche modo mi convince a cambiare più soldi, assicurandomi che il cambio da loro è molto favorevole, senza nessuna commissione.

Quando esco, scopro che la navetta per Djemaa El Fna accetta anche il pagamento in euro (3). Per fortuna riesco a salire prima che parta (se ne trova una ogni mezz’ora).
E’ la mia terza volta in Marocco, ma ero una ragazzina, quasi una bambina, durante i primi due viaggi, ed ero con i miei genitori. Questo sarà un viaggio del tutto diverso, da adulta, da sola per gran parte del viaggio, fuori dalla bambagia.

Il primo impatto è forte: mentre il bus cammina portandomi dentro di sé, fanno capolino i primi assaggi d’Africa: le alte palme, i cammelli che camminano per la strada, i volti bruni accompagnati dalla lunga djellaba.
Provo una sensazione straniante pensando che, a poche ore dall’Italia, esiste l’Africa, o perlomeno il suo primo scampolo.

Un nome carico di evocazione, e anche di aspettative, che si porta in valigia per tutta la durata dei preparativi e del viaggio in aereo, e che poi, poco a poco, con la saggezza del disincanto, ci si abituerà a ridimensionare: dazio necessario da pagare per fare davvero conoscenza con una dimensione altra e diversa.
L’autista è una donna: risponde cortesemente alla mia richiesta di informazioni sulla durata del tragitto (Djemaa El Fna è l’ultima fermata, e il viaggio dall’aereoporto dura circa 15 minuti).
Mi accomodo con i bagagli sul sedile dietro di lei. Sulla fila di fianco un’altra donna occidentale, sola, e dietro il cicaleccio arabo di due uomini.
Sul bus dovrebbe esserci il wifi, e così provo a inviare un messaggio ad Antonia, la donna italiana che dovrebbe ospitarmi per qualche notte nel suo Riad. Nessuna risposta. Speriamo bene.

Arriviamo a Djemaa El Fna: scendo, trascinandomi dietro faticosamente la grande valigia e il borsone che mi sono portata pensando alla lunga permanenza che mi attende (e poi pentendomi di un tale carico). Calura appiccicosa come sciroppo condensato. La fermata è affollata di uomini, donne, e bambini: sento addosso i loro sguardi curiosi e meravigliati come fosse la prima volta che vedono una creatura come me (anche se Marrakech è una tappa turistica, e da qui passano tanti occidentali).
Inizialmente evito di chiedere indicazioni per raggiungere il Cafè de France, dove ho appuntamento con Antonia. Cammino, e spero di trovarlo. Incrocio diversi volti non africani, turisti e viaggiatori: a due di loro alla fine chiedo se sappiano dove si trovi il Cafè de France. Non lo sanno.

Mi viene in aiuto una ragazzina marocchina dal sorriso simpatico, alla quale mi rivolgo, parlando un po’ in francese e un po’ in inglese. Lei sa dove si trova: mi dà indicazioni piuttosto chiare, e d’altronde il Cafè si trova a due passi, basta attraversare la piazza.

La grande piazza di Djemaa El Fnaa è un carosello di persone e personaggi, baracchini di cibi e bevande, venditori e imbonitori. E di turisti, che la attraversano, sostano, osservano.
La piazza è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

Marrakech - Djemaa El Fna

Marrakech - Djemaa El Fna

Marrakech - Djemaa El Fna

Marrakech - Djemaa El Fna

Mentre, ferma davanti all’ingresso del Cafè, aspetto l’arrivo di Antonia, penso a quando avevo visitato Marrakech la prima volta, da ragazzina. Nei miei ricordi questa piazza era più raccolta, e forse più suggestiva. In effetti l’immagine del Marocco che ho conservato per tanto tempo è stata quella di un paese magico, carico di fascino, quasi fuori dal mondo quotidiano.
Dietro di me siedono ai tavolini esterni numerosi turisti, davanti ai quali si esibiscono tre ragazzi, che con evoluzioni degne di consumati artisti di strada, cercano di guadagnarsi qualche dirham di ringraziamento. Un uomo si avvicina con un carretto, chiedendomi in arabo (suppongo) se ho bisogno di portare i bagagli. Scoprirò presto che è un’usanza comune, qui: i carretti vengono usati da facchini improvvisati per il trasporto bagagli, e per altre necessità che richiedano lo spostamento di carichi più o meno pesanti.

Verrò più tardi a sapere, da Antonia, anche qualcosa che mi lascia perplessa: c’è la prospettiva di chiudere la piazza e far pagare un “ingresso”, per permettere così un guadagno ai numerosi artisti di strada che esibiscono elemosinando in cambio qualche moneta dai turisti: è sacrosanto che gli artisti vengano pagati per le loro esibizioni, ma non esiste un altro modo? Chiudere una piazza mi sembra un ossimoro. Ancora di più quando si tratta di un Patrimonio dell’Unesco.

L’incontro con Antonia

Alla fine Antonia arriva, e io la riconosco subito, quando è ancora a qualche passo da me: è colorata, estrosa, alla mano. Mi chiede se la sto aspettando da tanto, e iniziamo subito a chiacchierare, mentre mi fa strada verso il riad.

Marrakech-medina

Marrakech-medina

Lungo la strada saluta molte persone, e sembra che siano in molti, a conoscerla. Sembra che abbia assorbito appieno il vivere quotidiano di Marrakech: lei ora è una del posto, non una turista di passaggio, estranea ai volti e ai luoghi che attraversa.

Marrakech- l'ingresso-del-Riad-di - Antonia
Marrakech, l’ingresso del Riad di Antonia

Il riad di Antonia si trova nella Medina (ovvero, in arabo, la città vecchia), un po’ nascosto all’interno, raggiungibile attraversando un dedalo di viuzze strette e trafficate di motorini e persone.
Nei giorni successivi più di una volta farò fatica a trovare la porta d’ingresso…
Il riad è ben curato: Antonia è arrivata a Marrakech quattro anni fa, e se ne sta prendendo cura da tempo, guidando i lavori di ristrutturazione e mantenimento, e facendo tutto da sola. Una donna occidentale sola in Marocco, che affronta la vita quotidiana in un paese dove certamente non è abituale vedere una donna che vive sola e gestisce la propria vita e la propria attività in completa autonomia: la ammiro, e pensandoci, non sono sicura che farei una scelta simile. Non qui.
E’ necessaria una grande convinzione, e una dose massiccia di energia e determinazione, che non sembrano mancare ad Antonia, seppure si dichiari ora un po’ stanca.
Antonia culla anche un bel progetto: quello di organizzare delle cene nel suo riad, in abbinamento con piccoli eventi culturali. Ha già fatto qualche prova, ma il progetto è ancora tutto da costruire: questo è anche il motivo per il quale ci siamo conosciute virtualmente, quando ero in cerca di un host in Marocco tramite Workaway. Alla fine il mio tempo a Marrakech sarebbe stato troppo breve per una collaborazione, ma Antonia e io siamo riuscite a conoscerci perché, dopo aver cercato senza successo donne o famiglie che mi ospitassero con Couchsurfing, mi sono rivolta a lei, che mi ha detto che potevo trovare il suo riad anche su Airbnb, oltre che su Workaway.

Vita nel Riad – il richiamo del Muezzin è un serpente sonoro

Il Riad è la tipica abitazione marocchina, costruita su più livelli, con le finestre di tutte le stanze che si affacciano sul patio interno, il cuore nascosto dell’abitazione. Ogni Riad è formato da due o tre piani, con un terrazzo che tradizionalmente è il regno delle donne: qui possono vivere al riparo da ogni sguardo, in una sorta di privata libertà, con il cielo aperto sul loro capo.

La mia stanza è al piano di sopra: spaziosa e colorata, si affaccia come tutte sul patio interno, ma grazie a due finestrelle protette da una tendina di stoffa leggera che assomiglia al chador di una donna araba, posso lasciare entrare anche i suoni e il pulviscolo delle strade della Medina.

Marrakech

Da qui scivolerà sinuoso il richiamo alla preghiera cantato dalla voce del Muezzin: un suono prepotente, allucinogeno, indescrivibile a parole dopo un lungo digiuno da queste sonorità.
Seguirne nel dormiveglia le geometrie vocali, così simili a quelle dell’architettura moresca, nella notte ancora scura, fino all’arrivo dei primi bagliori dell’alba, è stata un’esperienza molto forte. Forse un impatto ancora più potente di quello visivo, più penetrante di quello olfattivo: il suono della terra araba mi ha traghettata nella sua dimensione fino a sfiorarne le radici.

 

La Biennale d’Arte, Djemaa El Fna al sapore di tramonto, e le emozioni convulse

Scopro che in questo periodo (dal 24 Febbraio all’8 Maggio 2016) a Marrakech si svolge la Biennale d’Arte.

Non mi sembra vero, e ovviamente decido che devo visitare le mostre e partecipare agli eventi in programma. Mi documento in internet, mi informo da Antonia, e stilo un piccolo programma, che unisce il giro della città alla partecipazione alla Biennale.
Antonia si rivela una persona estremamente gentile e disponibile, oltre che simpatica: mi fa sentire a mio agio, e dopo un ottimo the alle spezie accompagnato dal racconto di sé e della sua vita qui, mi propone di fare un giro insieme.
Dopo essermi rinfrescata e riposata, decido di iniziare ad uscire, mentre Antonia è occupata con un amico, e vado a cercare un negozio dove comprare alcuni cosmetici che ho dimenticato a casa.
La prima nuova immagine che mi rimane impressa di Marrakech è Djemaa El Fna vestita della luce del tramonto, solcata dal passeggiare di coppie e piccoli gruppi famigliari; il sapore è quello del meridione d’Italia.

Marrakech - Djemaa El Fna

I giorni successivi saranno intensi, convulsi di emozioni e sensazioni: ricordavo, ma non con questa prepotenza, la fissità degli sguardi che si insinuano fra il mio volto e la distanza che lo separa da chi punta gli occhi su di me, l’insistenza dei richiami, la testardaggine nel riproporli ad ogni passaggio ripetuto nel corso dei giorni. I primi tempi non sono stati facili, e avrei voluto sentirmi addosso la protezione di strati e strati di stoffa. Ho sentito inaudito anche solo indossare le mezze maniche.

Marrakech

Marrakech-medina

Qual è il confine sottile, mi chiedo, fra il rispetto di una cultura e la libertà di un essere umano di sesso femminile, che per tollerare le temperature calde ha bisogno, come può fare un uomo, di vestirsi di abiti leggeri, preservando al contempo il rispetto per l’inviolabilità del proprio corpo, anche solo dalla prepotenza di uno sguardo?

Marrakech-Mellah

Marrakech

Marrakech

 

Visito il Palais de Bahia, uno splendido esempio di architettura moresca (autore è l’architetto marocchino El Mekki), dove sono ospitate numerose opere della Biennale d’Arte: splendidi artisti, soprattutto di area araba, di cui raccolgo le biografie artistiche, raccontate in piccoli cataloghi distribuiti in ogni stanza.

Marrakech - Biennale - Arte

Marrakech- Palais Bahia

Marrakech- Palais Bahia
Una splendida accoglienza…da parte di creature meravigliose: a Marrakech i gatti sono numerosi, e purtroppo molto magri…

Marrakech - Palais Bahia

 

Marrakech- Palais- de- Bahia
….anche all’interno di Palais Bahia, nei suggestivi piccoli giardini, trovo abitanti affascinanti…
Marrakech- Palais Bahia
…e colorati, proprio in tono mimetico con le geometrie della pavimentazione…
Marrakech- Palais Bahia
Esseri Animali, ed Esseri Vegetali

Marrakech- Palais Bahia

Marrakech- Palais Bahia

Marrakech- Palais Bahia

Mi soffermo ad ammirare la bellezza di altre opere d’arte, questa volta della Natura: le tenere cicogne che fanno il nido sui tetti, che riesco ad avvicinare almeno un po’ grazie al teleobiettivo della mia macchina fotografica. Sembra che abbiano iniziato a nidificare qui a Marrakech nel corso della rotta di Gibilterra (che le porta a migrare verso l’Africa da diversi paesi), per via del disorientamento causato dalle luci e dai suoni della città.

Marrakech - le - cicogne

Marrakech - le - cicogne

Marrakech - le -cicogne
Le cicogne di Marrakech

Dovrebbero davvero essere considerate un patrimonio della città: scopro solo ora che esiste un rifugio destinato alla loro cura, che sicuramente visiterò la prossima volta a Marrakech.

La mia esplorazione di Marrakech unisce la scoperta della vita di strada, alla visita di quelli che per me sono i luoghi di maggiore interesse culturale.

Marrakech

Marrakech

Marrakech
Street Art davanti a Palais Bahia
Marrakech
Street Art

Marrakech

Marrakech
Basta soffermarsi per alcuni minuti….e il panorama cambia: nulla è mai fermo né uguale a se stesso, qui…
Marrakech
La bandiera del Marocco svetta contro il cielo livido
Marrakech
…da un momento all’altro, nei vicoli della Medina di Marrakech, un motorino può sbucare a tutta velocità…
Marrakech
I colori e le geometrie delle porte sono fra le mie passioni visive…
Marrakech
Piccoli mercati agli angoli delle strette strade
Marrakech
Lungo la strada si può comprare un frutto e spezzare la fame in una lunga giornata di esplorazioni…

Marrakech

 

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech
Suggerimenti fotografici: viaggiando con lentezza è sufficiente avere la pazienza di sostare qualche minuto, per cogliere il passaggio di scene di vita che si imprimono sullo specchio di una vetrina…

Marrakech

Marrakech
Arte di strada naif
Marrakech
Cogliere i dettagli è importante sia per un fotografo che per qualsiasi essere umano presente al momento che sta vivendo ed esplorando

Quale luogo mi è rimasto nel cuore? La piccola e pittoresca Place des Epices: un tripudio di colori e profumi da visitare preferibilmente all’alba o al tramonto, quando la luce soffusa fa risaltare la sua bellezza. Qui, accompagnata da Antonia, ho anche acquistato spezie per il the, prima di ripartire, alla fine del mio viaggio.

Marrakech - Place - des -Epices

Vita di strada significa anche street food: ho gustato tantissimo la msemmen (un pane fritto al momento che si può farcire con pomodori e cipolle o formaggio nella versione salata, e con cioccolato o miele in quella dolce), e il Panaché, un succo di frutta mista molto denso, davvero squisito, che sostituisce tranquillamente un pasto, o può essere un’ottima colazione o merenda.

Quest’ultimo deve essere assolutamente gustato in un baracchino molto frequentato, non lontano da uno degli ingressi al souk, in un vicolo chiamato Djerb El Hejra: non ne ho assaggiato eguali, in altre parti del Marocco.

Il - chiosco - de - Panaché - migliore- di - Marrakech- e- del- Marocco!
Il chiosco del Panaché migliore di Marrakech e del Marocco! In Djarb El Hejra

Entrambi non superano i 5 dirham (circa 50 centesimi), e si trovano con molta facilità.

Quali sono i luoghi dove incontrare cultura e bellezza?

Marrakech - Palais Badii
Biennale d’Arte anche a Palais Badii
Marrakech - Palais Badii
…opere di arte contemporanea a Palais Badii

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Marrakech - Palais Badii
La raffinatezza della scrittura e della geometria arabe
Marrakech - Palais Badii
Le cicogne ci proteggono

Oltre al già citato Palais de Bahia, dovreste prendere del tempo per visitare Palais Badii, affascinanti rovine di un palazzo fatto costruire dal sovrano Saadian Ahmed El Mansour Ed Dahbi (anche qui sono ospitate alcune opere della biennale, e qui, su un terrazzino, potete ossservare uno splendido panorama sulla città, cicogne incluse), e le Tombe Saadiane (dove sono sepolti i corpi di 200 componenti della dinastia Saadiana).

Marrakech
Le scale che portano alla terrazza

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech

In una giornata potete fare un giro che comprenda queste tre tappe, e l’esplorazione del quartiere ebraico Mellah: attualmente un cantiere a cielo aperto, nel quale ci si deve inizialmente orientare un po’; non si tratta – fortunatamente – di una meta molto turistica, ma questo significa anche fare attenzione alle strade che si percorrono, per non rischiare di perdersi nel dedalo di strade strette e affollate.

Marrakech - Mellah

Marrakech - Mellah
Esempi di architettura ebraica

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Marrakech - Mellah

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Marrakech - Mellah

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Una seconda giornata – anzi, io consiglio di farlo subito! – deve essere dedicata alla visita alla piccola Maison de la Photographie : piccolo museo della fotografia aperto nel 2009, persegue l’obiettivo di far conoscere la varietà culturale e paesaggistica del Marocco attraverso l’occhio di fotografi noti e meno noti, in un periodo che va dal 1879 al 1960. Un piccolo scrigno racchiuso in un Riad che sul terrazzo ospita anche un ristorantino.

Marrakech - Maison- de- la- Photographie

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Marrakech - Maison- de- la- Photographie

Marrakech - Maison- de- la- Photographie

Marrakech - Maison- de- la- Photographie

Marrakech - Maison- de- la- Photographie

Marrakech - Maison- de- la- Photographie

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Marrakech - Maison- de- la- Photographie

Marrakech

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Una chicca per appassionati: lasciando il proprio contatto e-mail, ogni mese si riceverà nella propria casella di posta elettronica la “photo du mois”.

Il terzo giorno dopo il mio arrivo, è atterrata a Marrakech anche Aurore, con la quale avevo lungamente comunicato in Italia via e-mail. Ci siamo incontrate in Djemaa El Fnaa (con un piccolo contrattempo dovuto alla confusione sul fuso orario…), e con lei ho continuato l’esplorazione.

Non prima di aver provato il primo ristorante vegetariano di Marrakech, Earth Cafè : un po’ caro, per gli standard marocchini, ma si mangia bene in un ambiente confortevole, in Medina.

Marrakech - Earth Cafè

Da non perdere assolutamente la visita alla Medersa ben Youssef, ovvero la scuola coranica di architettura arabo-andalusa, che prende il nome dall’emiro almoravide Ali Ibn Yousuf: anche qui sono gli occhi a gioire, perdendosi nei raffinatissimi ricami dell’architettura geometrica moresca, passando poi all’austerità quasi monacale delle cellette dove pernottavano gli studenti.

Marrakech - Medersa - Ben - Youssef

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Verso il tramonto è piacevole passeggiare nei giardini della Moschea della Koutoubia, confondendosi con gli abitanti di Marrakech, che qui sostano, chiacchierano, o semplicemente mangiano pop corn acquistati da un venditore ambulante con il suo carretto che sembra uscito da un libro cartonato.

Marrakech

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Marrakech

Marrakech

Marrakech

Marrakech

Mi raccomando: naso in sù verso il minareto della moschea, uno dei tre minareti almohadi più alti nel mondo.

Marrakech - Koutoubia Marrakech - Koutoubia

Marrakech - Koutoubia

Marrakech

Marrakech

 

 

Come raccontare il souk  e il celebre Jardin Majorelle?

Bhé….è necessario un post dedicato.

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