Il mare mi culla, consolandomi con il suo tocco terapeutico. Ogni volta che ne ho bisogno, mi rassicura che tutto fluirà con la liquidità delle cose semplici e limpide.


Il mare mi canta una canzone: mi parla dei suoi compagni, che sorvolando il suo grande corpo, lo accarezzano con il suono delle loro voci, raccontando di lui ai loro piccoli quando ancora devono nascere.

 
 

 

 
Si fa conoscere in ogni sua sfumatura, senza timore che una o l’altra possano non piacermi…ha un cuore talmente profondo da non sapere nemmeno cosa sia, la vergogna di sé.
 

 

 
Sorride alle giornate così come si presentano, e socchiude gli occhi, ascoltando chi gli parla delle proprie ferite e delle proprie speranze d’amore, dubitando a volte scioccamente che lui possa davvero sentire.
 
 
 
 
 Lui ascolta, sì. E risponde, anche se il nostro udito è disabituato a sentirlo davvero. La risposta la troviamo davanti ai nostri occhi, ogni volta che camminiamo al suo fianco.
 

 
 


 

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