Quando si dice “Napoli”, non si può sapere quale sarà l’ultima tessera di un discorso che potrebbe snodarsi in mille e più direzioni diverse, indossando tinte di emozioni molto diverse fra loro.

Napoli è restia a farsi definire, anche se gli aggettivi che l’hanno sempre descritta sono diventati una sorta di marchio di fabbrica che, attraverso la città della sirena Partenope, parlano dello spirito gioioso, godereccio e fantasioso della “dolce vita” all’italiana.

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Riflessioni condivise sui muri della città…

Napoli si autodefinisce, restia a qualsiasi metafora, paragone, definizione che si discosti dall’ essere autoreferenziale.
Prima che la storia, sono le passioni di Napoli a parlare di lei: la fede calcistica e  Maradona, Pulcinella e la pizza, i dolci che assumono la forma di un altro simbolo come il Vesuvio.

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Uno degli innumerevoli tributi a Maradona, su una saracinesca
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Un altarino di strada dedicato al culto di Maradona
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La maschera di Pulcinella (a sinistra), sulla bancarella di un antiquario
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Un Pulcinella ad altezza d’uomo accoglie i turisti davanti a un’edicola
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Il Vesuvio sorveglia Napoli

 

Napoli è luogo che racchiude elementi alchemici nell’arte, nei suoi palazzi antichi, negli elementi apotropaici che fanno parte del navigare quotidiano.

È la canzone napoletana, ancora, a celebrare Napoli stessa, con voce piena di colore, passione, struggimento.

Sono le antinomie di un luogo che è città, paese, continente al tempo stesso, a farsi voce: la raffinatezza della sua cultura, insieme alle ferite che sono suono esalato nei vicoli scuri.

Napoli è…Napoli.

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Solo a Napoli si può pensare di vendere….”l’aria di Napoli”

 

Ho vissuto Napoli per giorni che sono state intense immersioni in equilibrio fra la quotidianità di Napoli e l’esplorazione di alcuni dei luoghi simbolo della sua storia.

Mi sono bastati alcuni brevi passi per imbattermi in volti di esseri umani che incarnano, con una naturalezza che credo sia connaturata al sangue partenopeo, lo Spirito della Fantasia e del sapersi re-inventare grazie ai suoi auspici.

Napoli è teatro, e tutti siamo personaggi e spettatori nel momento in cui approdiamo sulle sue strade.

 La finestra di Degas su Piazza del Gesù

A Napoli ho alloggiato nel palazzo dove il pittore Edgar Degas ha vissuto nel 1800: suo nonno, il banchiere francese René Hilaire Degas, aveva infatti sposato una donna napoletana, e qui acquistò lo storico palazzo Pignatelli di Monteleone, dove nacquero i suoi figli, fra i quali il padre di Edgar, Auguste Degas.

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La facciata esterna del palazzo Pignatelli di Monteleone, residenza napoletana di Edgar Degas
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La targa dedicata a Edgar Degas, sul palazzo Pignatelli di Monteleone

La Maison Degas, gestita dal gentilissimo signor Sergio, che è anche attore, si affaccia sulla meravigliosa Piazza del Gesù Nuovo, patrimonio Unesco.

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Il signor Sergio, dell’hotel Maison Degas, insieme a un gentile collaboratore

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Piazza del Gesù al tramonto

La piazza, che è particolarmente suggestiva nell’ora del tramonto e quando la notte avvolge sotto un lenzuolo nero lo scalpiccio dei passi e delle voci dei passanti insonni, è un piccolo antro di simboli alchemici e misteri che la rivestono di un’aura soprannaturale: sul bugnato della chiesa del Gesù Nuovo, che risale all’anno 1584, sono incisi alcuni simboli che, si è scoperto dopo aver fatto molte ipotesi diverse, sarebbero le sette lettere dell’alfabeto aramaico, che hanno la particolarità di potere essere cantate. Lette da destra a sinistra e dal basso verso l’altro, la successione di tutte le lettere-note incise sulla facciata della chiesa, danno vita a una composizione musicale.

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Uno dei simboli incisi sulla facciata della Chiesa del Gesù Nuovo

É stato lo storico dell’arte Vincenzo de Pasquale, insieme al musicologo ungherese Lòrànt Rèz, a decifrare il “mistero”, e a portare alla luce quello che è un vero e proprio spartito musicale.

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La chiesa del gesù Nuovo : sul bugnato sono incise le lettere aramaiche che sono anche note musicali

Chissà se Edgar Degas, grazie alla sua sensibilità di artista, affacciandosi dalla sua stanza su piazza del Gesù, abbia mai avuto il sentore di una melodia che danzava nell’aria di Napoli, nelle notti più silenziose.

Poi c’è lei: l’Immacolata che si erge dall’altezza della sua guglia, che si ispira a un obelisco egiziano, e con la sua teatralità barocca si lascia adornare e ammirare durante il suo giorno, l’8 dicembre.

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La Madonna di Piazza del Gesù: un operaio si trova faccia a faccia con Lei, e ne approfitta per scattare una foto, nel giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre

La bellissima Madonna splende della sua coroncina luminosa durante le notti di Spaccanapoli, e pare che sia imparentata con le formidabili forze soprannaturali della dea Morte messicana, della quale qualcuno dice che assuma le fattezze, ogni giorno, quando il sole inizia a calare.

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L’Immacolata di Piazza del Gesù illuminata dalle luci della sua coroncina, nella notte di Napoli

Essere napoletano è meraviglioso” – i personaggi di Napoli

Appena arrivata a Napoli ho navigato attraverso le strette stradine del quartiere di Spaccanapoli, uno dei più antichi di Napoli, che deve il suo nome, espressivo ed esplicito come la sua città, al fatto che “spacca” letteralmente il centro città, da San Martino a Forcella.

Sono stata fortunata, perché ho subito incrociato due personaggi che per me incarnano lo spirito di Napoli e dei napoletani: il “Rettore dell’Università matematica della strada”, Giuseppe Polone, e Vittorio Cosentino, teatrante di strada che racconta di aver lavorato con Peter Brook, e che ogni giorno mette in scena in piazza San Domenico alcune opere scelte di Shakespeare.

Mi sono avvicinata a entrambi seguendo un’attrazione naturale: quella calamita che mi fa avvicinare verso chi fa della propria vita la propria personale creazione artistica.

Giuseppe Polone è una vera maschera napoletana, che sfoggia fantasia e virtuosismo concentrati nel suo progetto di un’ “Università matematica della strada” alla quale invita a prendere parte (con la possibilità di ottenere una “laurea”) chiunque incroci la sua strada, e, incuriosito, si fermi a fargli qualche domanda, mettendo alla prova le sue incredibili capacità di calcolo.

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Giuseppe Polone, e la sua “Università della strada”, in piazza San Domenico
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Giuseppe Polone dimostra l’esattezza dei suoi calcoli mentali, con la testimonianza della calcolatrice
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Un particolare dell’Università matematica della strada

Il signor Vittorio Cosentino era seduto con un carrellino e altri oggetti radunati un po’ alla rinfusa sotto un grande striscione che recitava, bianco su nero, uno slogan ridondante nella sua semplicità:

“Essere napoletano è meraviglioso”

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“Essere napoletano è
meraviglioso”, e il signor Vittorio Cosentino
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Vittorio Cosentino, teatrante, indica la locandina dello spettacolo che mette in scena ogni giorno in piazza San Domenico

Inizialmente ho pensato che il signor Cosentino fosse l’autore della dichiarazione di orgoglio campanilistico verso una città unica al mondo, ma poi, nelle ore e nelle giornate successive, ho avuto modo di ritrovare la stessa scritta, in altri punti della città, sempre affissa in corrispondenza di un monumento: come se questa frase gonfia di orgoglio fosse messa volutamente in bocca ai personaggi storici scolpiti nella pietra, perché la gridassero a voce alta.

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“Essere napoletano è meraviglioso”

Ho chiesto al signor Cosentino di ritrarlo in alcuni scatti, istintivamente proponendogli un’intervista, da compiere cercando un ritaglio nel tempo intenso delle giornate che vedevo una allineata di fianco all’altra, e che, a inizio del viaggio, mi parevano più che sufficienti per dare spazio a un così prezioso racconto di vita.

Lui ne sarebbe stato più che contento, e mi proponeva di mettere in scena il Macbeth  di Shakespeare (opera protagonista degli spettacoli di quei giorni) solo per me e mia mamma, che era con me, in un giorno e un orario in cui avessimo avuto tempo e spazio da dedicare alla visione.

Vittorio Cosentino si presenta come un uomo colto, vero cultore dell’arte teatrale, e, quasi, un suo custode sacro. Purtroppo non ho portato con me, nello scrigno delle immagini del viaggio a Napoli, lo spettacolo – sicuramente molto interessante – del Macbeth  di piazza San Domenico a Napoli: le giornate sono state fitte di esplorazioni, come un bosco di alti alberi che lasciano poco spazio al respiro del cielo.

Napoli è teatro

Napoli è il teatro per definizione: l’arte scenica è a buon diritto uno dei vanti della città, che ha contribuito a dare lustro al teatro italiano nel mondo. A cominciare dalla maschera di Pulcinella, passando per la tradizione teatrale che ha visto Eduardo ScarpettaRaffaele Viviani e i fratelli De Filippo come i protagonisti assoluti delle scene, e della narrazione delle diverse sfaccettature della società napoletana. Fu poi il tempo di Totò e della sceneggiata napoletana, per poi arrivare, in epoca contemporanea, alla raffinatezza di Roberto De Simone, musicologo oltre che compositore, autore e regista, che diede vita insieme ad altri artisti alla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Come dimenticare poi interpreti della scena al giorno d’oggi più noti, grazie anche alla popolarità data dal cinema, come Massimo Troisi Peppe Servillo?

Ma Napoli stessa è un palcoscenico quotidiano, sul quale ogni giorno esercitano la loro arte del vivere e del sopravvivere esseri umani che spesso hanno i lineamenti dei personaggi dei presepi settecenteschi che si trovano nelle botteghe di San Gregorio Armeno.

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Carmine, “il mago delle castagne”: lo si trova tutti i giorni di fianco alla pizzeria Di Matteo, in via dei Tribunali

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Napoli è scena della fantasia, dell’inventiva, dell’ironia sagace dei suoi abitanti, che portano nel sangue “l’aria di Napoli”, frizzante e irriverente.

Napoli è teatro in certi scorci che non ci si aspetta mai del tutto, e che continuano a sorprendere per la loro bellezza del tutto peculiare, che ha il sapore di una nobiltà decaduta.

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Non potevo fare a meno di andare a teatro a Napoli, e ho avuto ben tre occasioni per usufruire dell’offerta culturale di uno spazio interessante come luogo e per la sua programmazione: Domus Ars, una chiesa sconsacrata  di via Santa Chiara, nel cuore di Spaccanapoli.

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L’interno di Domus Ars, spazio culturale ricavato da un’ex chiesa sconsacrata, in via Santa Chiara a Napoli

Qui ho assistito allo spettacolo di danza e musica popolari “Tarantella“, del gruppo Catartika, alla farsa in musica “Mozart alla corte di Pulcinella” di Carlo Faiello, e ho avuto inoltre la grande fortuna di partecipare a un incontro-seminario sui tarocchi con il grande Alejandro Jodorowsky.

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Un momento dello spettacolo “Tarantella” di Catartika
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Un momento di “Mozart alla corte di Pulcinella” di Carlo Faiello
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Alejandro Jodorowsky, in un momento del seminario sui tarocchi che ha tenuto a Domus Ars

A Napoli il teatro si riversa per strada, con spettacoli che incrociano il cammino, e invitano a sostare. per diventarne parte.

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Mangiare a Napoli: un’esperienza multisensoriale

Napoli è il suo cibo, è l’atto del trasformare il verbo mangiare in una tarantella dei sensi.

Qui ho finalmente compreso appieno – o meglio, le mie papille gustative l’hanno fatto – che alcuni “luoghi comuni” sono verità assolute: la pizza migliore si mangia a Napoli. Il segreto del suo sapore del tutto unico rimane in fondo avvolto nel mistero: chi dice che sia l’acqua, chi, tanto per citarla ancora, l’aria di Napoli….ma io credo che il motivo della bontà così semplice della pizza che si mangia a Napoli sia racchiuso nel fatto che qui è nata, e a casa propria tutti ci presentiamo nella nostra forma migliore.

Dove assaggiare l’unicità della pizza napoletana a Napoli? Io l’ho fatto nella pizzeria Di Matteo, in via dei Tribunali (centro storico): che sia un piccolo e rinomato tempio del cibo a Napoli lo si capisce dalle lunghe file che attendono pazienti in strada che il proprio nome – al quale è collegata l’ordinazione fatta all’arrivo – venga urlato, come segnale di libero accesso all’interno del locale. La pizza marinara, soffice e gustosa, che ho assaporato fino in fondo, è valsa l’attesa.

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La vera pizza napoletana da Di Matteo: una semplice e gustosissima marinara con pomodoro, aglio, olio, e origano

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La Napoli culinaria non è solo pizza:  in questo viaggio ho potuto assaggiare il cuoppo, tipico cibo di strada che consiste in un cartoccio che può essere riempito a scelta con verdure fritte, carne o pesce (molto popolare è Il Cuoppo in via San Biagio dei Librai) e il cuzzetiello, una forma di pane casalingo farcito con ingredienti a piacere (ho assaggiato l’alternativa vegana con melanzane e sugo alla Taverna D’O Cuzzetiello in via S. Chiara).

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“Il Cuoppo” di via S. Biagio dei Librai
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La pittoresca Taverna D’O Cuzzetiello
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Cuzzetiello alle melanzane alla Taverna D’O Cuzzetiello, in via S. Chiara

Il riferimento di chi cerca una cucina che ricorda i sapori della migliore tradizione casalinga – ma di alto livello – e che profuma di verdure appena colte dall’orto – per tutti i vegetariani e i vegani che sceglieranno piatti a base vegetale – è sicuramente la Taverna a Santa Chiara, a pochi passi da Domus Ars, in via Santa Chiara (Spaccanapoli). Lo chef Izzo Potito, dai modi squisiti e affabili, ci ha offerto la degustazione della sua specialità, il migliaccio, dolce tipico della tradizione campana a base di semolino, aromatizzato con l’inebriante gusto del limone. Il ristorante fa parte non a caso delle Osterie Slow Food d’Italia.

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Lo chef Izzo Potito, della Taverna a Santa Chiara, in via santa Chiara

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Cosa dire poi del tripudio di dolci che una città come Napoli ha da offrire, per il piacere degli occhi, oltre che del gusto? Dolci di forma, colore e profumo variegati occhieggiano da ogni dove, mentre si percorrono le strade del centro storico della città. Ma esistono alcuni piccoli “templi”, conosciuti da viaggiatori e locali, come l’elegante Caffè Gambrinus, la pasticceria tipica Scaturchio, che la mia guida introduceva con l’evocativo titolo di “la poesia di una sfogliatella”,o  Il Vero Bar del Professore, noto soprattutto per lo squisito caffè “Nocciolato”.

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Un particolare della sala da tè del Caffè Gambrinus, in via Chiaia
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Una delle vetrine dei dolci del Caffè Gambrinus
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L’ingresso di Scaturchio, in piazza San Domenico
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La vetrina natalizia di Scaturchio
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Babà napoletani da Scaturchio
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Il “nocciolato del Professore”, al Vero Bar del Professore, in piazza Trieste e Trento

Napoli è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi sul palcoscenico dei giorni che vi sarà concesso spendere per esplorare i tratti della sua personalità che lei stessa deciderà di mostrarvi.

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Il sito del turismo di Napoli 

Informazioni sugli eventi culturali a Napoli

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