Una nuova esperienza fra tante mi attendeva qui: la raccolta delle arance.

In una finca vicino al paese di Coìn gli alberi di arancio si stringono, abbracciandosi in un bosco fitto di colori e profumi.

Bianco sorridente dei fiori che annunciano un’unione gioiosa, arancione rotondo di giochi da inventare e far rimbalzare fra la terra e il cielo, alzando le braccia in segno d’amore.
 

Al mio arrivo il profumo di fiori e frutti penetra nelle narici, accogliendo l’ingresso in un regno fuori dal tempo. Qui non conta il girotondo delle lancette, ma solo la qualità degli istanti spremuti.

 

 
 

Alcuni frutti scendono docili dai rami, come se sapessero che il momento è maturo, mentre altri fanno resistenza ad abbandonare il grembo nel quale si sono cullati in un dolce tepore. Le mani gocciolano sudore fruttato, ed è una delizia assaggiare un’anteprima di quel sapore succoso.

 
 

Gli aranci hanno dei coinquilini, nel loro bosco: papaveri di un rosso vetrato e morbido insieme, come le guance di un bambino appena sorto alla vita, ondeggiano in passi di danza del ventre, accogliendo in gruppo gli ospiti all’ingresso del bosco.

 

Uno di loro, che incrocio steso per terra ma ancora vitale, trova posto nel banchetto finale del pic-nic, allestito con ingredienti tanto semplici quanto ricchi…
 
…capire quanto questa non sia una contraddizione, è una delle chiavi di accesso al piacere di vivere con lentezza.
 
 

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