Ritorno a Santarcangelo, che pensa bene – evidentemente ha letto i miei pensieri – di rinfrescare un po’ l’aria appesantita dall’afa estiva, prima di accogliermi. I suoi colori sono esaltati dall’atmosfera particolare che le perturbazioni estive donano ai luoghi ai quali scelgono di fare visita.

 

 

 

Santarcangelo di Romagna è un piccolo borgo medioevale arroccato sulle colline dell’entroterra riminese, nella zona della Valmarecchia.
Qui viene cullata e coccolata la poesia dialettale romagnola, e qui sono nati artisti e poeti come Tonino Guerra e Nino Pedretti, che con la loro opera hanno contribuito ad ammantare di fascino e suggestione luoghi incantati che non si finisce mai di esplorare.

 

 

Dagli anni ’70 Santarcangelo è nota anche per un importante festival dedicato al teatro e alle arti performative di ricerca, fra i più interessanti della scena artistica nazionale, e non solo.
Da allora Santarcangelo è stata soprannominata “cittadella del teatro“, titolo ottenuto grazie alla generosa offerta del proprio corpo urbano – piazze, siti storici come lo sferisterio, le grotte, la Rocca Malatestiana – come palcoscenico di innumerevoli artisti, italiani e stranieri, che qui presentano la loro visione del vivere e del comunicare, attraverso lo strumento dell’arte.

 

 

Arrivata nella piazza principale, Piazza Ganganelli, provo una sensazione di familiarità: qui ho già vissuto momenti piacevoli, spremuti fino all’ultima goccia, e mi sembra di fare visita a luoghi con i quali la connessione è rimasta viva nonostante la distanza.
Ho un calendario fitto di spettacoli a cui assistere, incontri ai quali partecipare, installazioni da visitare.
C’è poi il desiderio di rinnovare il ritratto di questi luoghi, attraverso parole e immagini, e un obiettivo: incontrare e intervistare Giorgio Gavallotti, fondatore e anima instancabile e appassionata del Museo del Bottone.
 




Tanti desideri, come al solito, che nascono dall’instancabile voglia di viaggiare fare esperienza.

 

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