Tel Aviv, un nome che sprigiona l’essenza della porta di accesso al Medio Oriente.

Tel Aviv è il principale ponte di ingresso a Israele per la maggior parte dei viaggiatori: chi è un semplice “turista”  con poco tempo a disposizione, il più delle volte decide di saltare la sua esplorazione, preferendo prendere subito il largo per Gerusalemme e altre destinazioni.

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La mia prima visione di Tel Aviv, all’arrivo

Il nome di Tel Aviv in ebraico si traduce come la collina della primavera, e ha origine da un passo della Bibbia: la collina della primavera è il luogo citato nel Libro di Ezechiele in riferimento alla casa degli ebrei in esilio, secondo la visione del profeta.

Ma a un autentico viaggiatore, curioso ed entusiasta, Tel Aviv apre i suoi petali, come un fiore toccato dalla luce del sole.

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Mi sono fermata lunghi minuti a osservare i fiori rossi di un albero che incorniciava i grattacieli

Boulevard a Tel Aviv: passeggiare con eleganza

La sensazione a Tel Aviv è quella della giovinezza: non solo per i pochi anni che la città reca sul suo volto, ma anche per l’aria frizzante nella quale si muove una popolazione giovane; basta prestare attenzione, mentre ci si aggira per le strade, ai passanti con i quali si incrocia il cammino, per accorgersi di essere in una di quelle città “giovani” nel corpo e nello spirito.

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Un gruppo di ragazzi chiacchierano in Rabin Square

Più volte ho avuto l’impressione di essere a Berlino, nonostante le due città differiscano molto, sia per la collocazione geografica e il loro clima, sia per l’aspetto urbanistico.

A Tel Aviv si ondeggia sui lunghi boulevard, arterie di una città che si lascia camminare; i miei preferiti sono quelli che conducono al mare, con quella luce che profuma di salsedine, e della chioma del dio Sole.

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Sderot Chen, boulevard in direzione Rabin Sq.
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Frammenti d’arte lungo il boulevard
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Uno dei tanti chioschi che punteggiano i boulevard di Tel Aviv: la vita all’aperto, per via del clima, è molto praticata

Uno dei boulevard più celebri è Rothschild Boulevard, dove è possibile ammirare esempi di architettura Bauhaus che Tel Aviv ospita in numero maggiore di qualsiasi altra città al mondo: questa è la White City, la Città Bianca nella città, che prende il nome dai bianchi edifici che la punteggiano, e che è stata dichiarata Patrimonio Unesco.

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Un palazzo in Rotschild Boulevard
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Un centro d’arte in Sderot Rotschild, in stile Bauhaus

La Città Bianca  nasce grazie all’entusiasmo di alcuni architetti ebrei, che negli anni ’20 e ’30 del 1900 erano tornati in Israele dopo aver compiuto i loro studi in Europa con il desiderio di ricreare l’atmosfera culturale europea a Tel Aviv: crearono così un nuovo linguaggio architettonico, fatto di forme asimmetriche ed essenziali, che oggi sono l’abito dei tanti cafè, ristoranti, gallerie ed uffici che costituiscono la “Città Bianca”.

Il Tel Aviv Architecture Tour è un ottimo modo per esplorare la zona con una guida esperta, offerto anche dal Bauhaus Center. La mia passeggiata lungo il boulevard del Bauhaus si è svolta di sera, ma la prossima volta una parte del mio tempo a Tel Aviv sarà dedicata sicuramente all’esplorazione della sua architettura.

Neve Tzedek

Sono in tanti a suggerire una  visita al quartiere di Neve Tzedek, quando, con pochi giorni a disposizione, si chiedono consigli di un itinerario essenziale a Tel Aviv.

Neve Tzedek, che si raggiunge con una paziente passeggiata riemergendo dallo Shuk Carmel, è stato il primo quartiere ebreo a essere costruito, nel 1887, fuori da Jaffa.

Il quartiere ha attraversato vicende alterne: realizzato inizialmente con l’idea di creare un’oasi di tranquillità a distanza di sicurezza dall’affollato porto di Jaffa, e scelto per questo motivo da molti artisti, venne poi “rinnegato” con lo sviluppo della moderna Tel Aviv, e progressivamente abbandonato, dagli anni ’60 in poi. Ma il periodo d’ombra ebbe durata breve, perché negli anni ’80 ebbe inizio il recupero del quartiere, che è tornato a essere considerato un’oasi di pace ed eleganza nella vivace Tel Aviv.

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Le case basse di Neve Tzedek ammiccano ai grattacieli

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Qui si trovano case basse e colorate, adagiate lungo strade strette che conciliano la lentezza, indispensabile per ammirare con cura ogni piccolo angolo di questo raffinato quartiere, dal quale si può arrivare facilmente al lungomare.

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“LOVE” in Neve Tzedek
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Passeggiare al tramonto: una dei piaceri di Tel Aviv
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Il Suzanne Dellal Center era in fase di ritrutturazione….

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Piccoli negozi di gran gusto, cafè romantici dove ho intravisto coppie innamorate sedute ad ammirarsi a vicenda, bellissimi gatti che si mimetizzano con i murales, e il Suzanne Dellal Center, che offre spettacoli di danza e teatro ai quali questa volta non ho potuto assistere: potrei essere una felice abitante di Neve Tzedek.

Purim, quando tutto è concesso

Sono arrivata a Tel Aviv nel periodo del Purim (dall’ebraico “sorti”). Storicamente questa festa, che si celebra ogni anno il 14 del mese ebraico di Adàr, ed è fra le più sentite soprattutto dai giovani israeliani, ricorda la salvezza del popolo ebraico dell’impero persiano: il consigliere del re persiano Assuero, Amàn, aveva il piano di sterminare tutti gli ebrei, ma grazie all’intervento della regina Ester e di suo cugino Mardocheo, il suo progetto venne sventato.

Sembra che l’usanza popolare di travestirsi con maschere e costumi sia stata introdotta dagli ebrei italiani nel ‘500.

Il nome ebraico Ester significa “io mi nasconderò”: Ester era stata prescelta per diventare la moglie del re, ma non si conosceva la sua origine ebraica; Ester nasconde la sua identità di donna ebrea, quando si presenta al cospetto del re Assuero chiedendogli di risparmiare gli ebrei, rivelandola solo in seguito. L’origine dell’usanza di mettersi in maschera nei giorni del Purim risiede nel capovolgimento della sorte degli ebrei grazie a un’azione umana, e dal ruolo nascosto di Dio in questa vicenda.

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Il Purim scatena la fantasia! Le due bambole che portano e sono portate dalle ragazze rappresentano due personaggi politici israeliani

I festeggiamenti del Purim coinvolgono davvero tutti: percorrendo le strade di Tel Aviv, sono rimasta strabiliata ammirando travestimenti fantasiosi di ogni tipo, con costumi coordinati per le coppie, intere famiglie in maschera, e persino cani al guinzaglio travestiti come animali di un’altra specie, inconsapevoli (o forse no) co-protagonisti di una dimensione insolita per chi, arrivando qui come straniero, la osserva da fuori, ma del tutto normale per gli abitanti di Tel Aviv e di tutta Israele.

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Ovunque i negozi invitano a partecipare al Purim
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Le coppie coordinano i loro travestimenti, nei modi più fantasiosi
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Cane-leone e cane-paggetto

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Shuk Carmel, il mercato sopra le righe

Ho raggiunto lo Shuk HaCarmel camminando da Habima Square, con lentezza, osservando le colorate fantasie dei travestimenti indossati in occasione del Purim, e respirando la vibrazione vivace della città.

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Alla fine di Allenby Street si approda sullo spiazzo che conduce all’ingresso del mercato del Carmel, dove, nei giorni che precedono lo Shabbat, ci si immerge in un frenetico viavai di persone che si affollano davanti ai banchi di frutta e verdura, cd musicali, spezie, olive, accessori per la casa, spremute di melograno, dolciumi, giocattoli, o sostano ai piccoli chioschi dove è possibile mangiare piatti della cucina mediorientale.

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Ho scovato un piccolo ristorante dal nome semplice e molto efficace, per un viaggiatore in cerca di una delle specialità più amate di Israele: Humus.

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Ci si mette in fila alla cassa, e si pagano pochi shekel per un piatto di hummus con tahina, salsa verde e rossa, cipolle, e piselli, con due pita (mezze forme di pane). È stata un’esperienza di degustazione davvero impagabile, da godere intensamente, come tutte le cose semplici e genuine.

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Il nome esatto del ristorante, come si trova cercandolo in rete, è Hummus HaCarmel, e si trova in HaCarmel 11, all’interno dello Shuk HaCarmel.

Dopo una breve sosta per il pranzo, ho ripreso il cammino lungo lo stretto sentiero fra le bancarelle; il mercato era in festa per il Purim, che era arrivato fino a lì coinvolgendo anche alcuni commercianti nell’allegria generale: baldi giovani cantavano e ballavano in piena libertà, sentendosi autorizzati dall’euforia del Purim, mentre in risposta giovani  e meno giovani dietro i banchi li supportavano battendo le mani a ritmo di musica.

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Un gruppo di ragazzine, vedendomi con la macchina fotografica in mano, mi ha fermata, proponendosi con vivace civetteria per farsi fotografare insieme, e salutandomi inneggiando a Tel Aviv.

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All’uscita dal mercato mi aspettava un musicista solitario che suonava il suo sassofono dalla voce sensuale, mentre sopra di lui gli uccelli restavano in ascolto, aggrappati ai fili della luce.

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Il mare e Tel Aviv

Sono quei viali bagnati dalla luce del mare, che attraverso la luminosità e l’aria frizzante ne preannunciano inconfondibilmente la vicinanza: sono loro, a parlare del rapporto di Tel Aviv con il mare.

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Sono in tanti a percorrerli, per poi a sostare seduti ai tavolini dei chioschi che da un momento all’altro fanno capolino, allegri e ciarlieri come un bicchiere di vino bianco e fresco, da sorseggiare con gli occhi colmi di mare.

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Il mare lancia il suo sguardo azzurro oltre il finestrino dell’aereo, quando stiamo per atterrare in terra d’Israele, così come quando la salutiamo: ma il mare, a Tel Aviv, bisogna cercarlo, perché un po’ si fa desiderare.

Ma poi, attraversata Rabin Square, o capitando nel giusto incrocio di Dizengoff Street, eccoli lì: i viali che portano al mare, punteggiati su un lato e sull’altro di abitazioni che paiono pavoneggiarsi della luce che indossano, quella della scia del mare, come una lunga, profumata e impalpabile sciarpa.

Se si sceglie la strada che passa attraverso Rabin Square (un tempo Malchei Israel, “Re di Israele”), la più grande piazza pubblica di Tel Aviv, dove si trova un memoriale dedicato al primo ministro Yitzhak Rabin, (che qui venne assassinato con un colpo di pistola nel 1995) il consiglio è quello di fermarsi a contemplare la bellezza dei fiori di loto che riposano nel piccolo stagno ai lati del quale sono in molti a fermarsi a leggere il giornale o prendere il sole, adagiati sulle sedie a sdraio.

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Il memoriale a Ytzhak Rabin, in Rabin Square

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Da un capo all’altro della piazza si fronteggiano la modernità di uno fra i tanti alti grattacieli della città, e un palazzo decadente che pare uscito da un frammento della Berlino Est: questa è Tel Aviv, una città che va scoperta camminandola senza fretta, e che si propone nei suoi diversi stati d’animo, fra nostalgica decadenza e vitale modernità.

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Tel Aviv e la vita in spiaggia: la popolazione si riversa qui non solo per l’abbraccio con l’acqua del mare, ma anche per ritrovarsi, in cima alle rocce che guardano la distesa blu, per chiacchiere senza pensieri, o per contemplazioni solitarie e silenziose. Sullo sfondo la sagoma di Jaffa, che al tramonto pare avvolta nella bruma.

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Sullo sfondo, Jaffa

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Ma una delle esperienza più belle in assoluto a Tel Aviv è quella del tramonto sul mare: tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la Presenza, e il lusso del tempo che gli occhi dedicano ad accompagnare il sole nel suo tragitto dal cielo al tuffo in mare, in un lento approssimarsi che porta alla fusione fra l’acqua e il fuoco, come l’unione di due innamorati che si sono appena trovati.

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 Tel Aviv e il cuore

Ci sono anche i luoghi che fanno parte della mappa del cuore: per me, a Tel Aviv, sono la bianca e luminosa Habima Square, che ospita il Mann Auditorium e il grande Habima Theatre, e che si riconosce anche per l’ampia vasca-fontana con piccole aiuole verdi e scalini sui quali sedersi, di giorno, ma soprattutto la sera, quando già dal tramonto viene diffusa musica da concerto, che fa sfondo alla visione dei grattacieli illuminati dal chiarore della luna.

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La fontana-giardino di Habima Square
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Habima Theatre
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L’interno dell’Habima Theatre
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Lucore di luna piena sui grattacieli di Tel Aviv

Habima Square era un tempo un giardino, e a testimoniare l’antica casa del regno vegetale restano le file di alberi che fanno da preziosa cornice ai café che punteggiano la piazza, e un piccolo giardino nascosto sopraelevato, il cui re è un albero robusto e maestoso; sedersi ai suoi piedi, la sera, e osservare le luci di Tel Aviv è un momento intimo che ripeterei ogni volta facessi ritorno qui.

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Café in Habima Square
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Viali alberati lungo i café di Habima Square

Il motivo per cui tanto amo questa piazza, che è stata punto di partenza delle mie esplorazioni di Tel Aviv, è dovuto, oltre alla sua suggestione, al fatto che la mia casa a Tel Aviv si trovava lungo il viale che la guarda, attraversata la strada. Qui sono stata ospitata da una persona che è diventata per me molto speciale: un artista dal cuore dolce e dalla voce morbida, che sarà presto presentato.

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Il sito ufficiale del turismo in Israele

Un utile sito del turismo in Israele, che riporta anche indicazioni culturali su eventi e luoghi (in inglese)

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Le puntate precedenti del viaggio in Israele:

 

 

 

 

 

 

 

37 thoughts on “Tel Aviv, la giovane dalla pelle luminosa”

  1. Questi architetti si vede che hanno studiato in Europa, perché hanno ricreato proprio quella tipologia di geometrie e stile che ci contraddistingue. Israele è comunque una nazione nuova, nata nel secolo scorso ufficialmente, anche se gli ebrei esistono da molto prima dei cristiani, solo che non hanno mai avuto fissa dimora, e sono sempre stati ”soggiogati” dall’invasore di turno. (babilonesi, persiani, romani, ecc…)

    Particolare quel grattacelo che sembra spaccarsi in due.

  2. Mi fa piacere sapere che Tel Aviv ha qualcosa in comune con Mantova, la mia città, ovvero I fior di loto. L’ ho sempre immaginata come una città giovane e frizzante, e questo articolo conferma la mia idea.

  3. Ho piacere nel vedere che il clima a Tel Aviv sia sereno, ho sempre pensato erroneamente che fosse una città poco cordiale, chiusa, negativa… ma evidentemente mi sbagliavo!!
    Un ottimo articolo sugellato da belle fotografie, complimenti!!

  4. Proprio l’altro giorno cercavo informazione su Tel Aviv e ora leggo il tuo articolo e scopro tante belle cose. La contaminazione europea dell’architettura in alcune foto e lampante, ma lo spettacolo assoluto il tramonto sul mare…..

  5. Devo dire che leggendo il tuo post e guardando le tue foto, ho trovato anch’io qualcosa di simile allo spirito giovane e frizzante che si trova a Berlino. Anche se nel mio immaginario sento profumi e calore molto diversi.

  6. Ne parlavo giusto ieri con una persona più grande di me. “Sai che Tel Aviv è proprio bella?” Risposta: “Ma lì c’è la guerra, è pericolosa!!”.
    Ecco questa è la concezione che hanno la stragrande maggioranza delle persone! E’ una città meravigliosa che spero di riuscir a visitare prima o poi!! E questa sua bellezza la rivedo in tutti i tuoi scatti!!
    Complimenti!

    1. Assolutamente no, parti tranquillo! Non ci sono pericoli al momento, e comunque i viaggiatori stranieri sono sempre al sicuro, come mi è stato detto anche lì.

  7. Non ci sono mai stata purtroppo visto da come ne parli 😍 Mi piacerebbe prima o poi rimediare anche perché ne ho sempre sentito parlare bene

  8. Non ci sono mai stata purtroppo visto da come ne parli 😍 Mi piacerebbe prima o poi rimediare anche perché ne ho sempre sentito parlare bene.

  9. Ho trovato molto interessante l’analogia con Berlino. Non amo le grandi città ma Berlino mi ha incuriosita. Credo che Tel Aviv mi piacerebbe, dalle foto emergono sfumature poetiche e stravaganti.

  10. Ho sempre voluto andare a Tel Aviv ma non ne ho ancora avuta la possibilità 😅 il tuo articolo però mi ha permesso di scoprire questa meravigliosa località, grazie anche alle bellissime fotografie 😍

  11. Ho sempre voluto visitare Tel Aviv! Questa guida di viaggio è veramente completa e anche le foto ti fanno capire la bellezza e “confusione” di questa cittá. Bellissima!

  12. Hai fatto proprio un reportage fotografico 🙂 bene 🙂 attraverso queste foto abbiamo avuto modo di vedere tanti scorci di questa città, delle sue strade, architettura, mare ecc
    Suggestivo il tramonto e anche la foto con Luna e grattacielo
    🙂

  13. Mi ha affascinato molto il racconto della festa del Purim con le sue origini legate alla figura di Ester, c’è sempre da imparare leggendo il tuo blog.

    1. Veronica, ti ringrazio a mani giunte! Trasmettere conoscenza è uno dei miei obiettivi, e di quello che scrivo attraverso il blog, quindi sono felice di sapere di riuscirci. 🙂

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