World Arctic Fund – un’esperienza di viaggio nel cuore del mare

World Arctic Fund – un’esperienza di viaggio nel cuore del mare

A giugno di questo anno sono salpata per un’esperienza inedita, al seguito di World Arctic Fund, NGO nata a Berlino, ma con cuore in parte italiano: fra i fondatori ci sono infatti Teresina Moscatiello e Simone Orlandini, insieme anche per Rebis Film, casa di produzione di cinema indipendente, con sede sempre a Berlino, che in passato aveva già sfornato un primo documentario sull’Artico.

La nostra casa galleggiante è stata la goletta di 20 mq fu Bella Laura, ribattezzata Meloria.

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La “Bella Laura” al porto di Pesaro
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La “Meloria” al porto di Gallipoli
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La “Meloria”, al largo del mare davanti a Vieste

Il viaggio è partito da Pesaro, dove abbiamo fatto base per qualche giorno in porto, per portare a termine i necessari lavori di manutenzione. La goletta Bella Laura ha una storia particolare alle spalle, in parte rimasta avvolta nel mistero: la barca apparteneva a un capitano pesarese, che la amava molto. Alla morte del capitano i figli hanno deciso di venderla, ma la Bella Laura era ormai diventata un punto fermo per i pesaresi che frequentano il porto: fra loro, un gruppo di amici che usano ritrovarsi al porto a chiacchierare, e che ci hanno offerto dolci e spumante per brindare alla nuova partenza della bella goletta.

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Alcuni momenti della “festa” al porto di Pesaro
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Io e Loris, lo skipper
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Foto di gruppo….io dietro l’obiettivo!

La Bella Laura è stata ribattezzata Meloria, attraverso una cerimonia “ufficiale”, con offerte propiziatorie al dio del mare, Nettuno.

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Simone Orlandini, officiante del rito, ha fra le mani una vecchia targhetta della Bella Laura, pronto a gettarla al Mare
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Libagioni di champagne offerte a Nettuno
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Tre colpi di pistola a salve, in omaggio a Nettuno

Io ho preso parte al “pre-viaggio”nel mare italiano, preludio del viaggio europeo che avrebbe condotto la Meloria e il suo staff fino alla tappa finale, le isole Svalvard, nel Circolo Polare Artico, luogo deputato per raccogliere materiale scientifico e documentario sul caldissimo – è il caso di dirlo – e attuale tema dei cambiamenti climatici.

Uno dei primi insegnamenti del mare è che bisogna essere pronti al cambiamento – a volte radicale – dei propri progetti: si possono fare dei piani, ma non c’è alcuna certezza che sia possibile rispettarli fino in fondo.

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E così è stato: non sono mai arrivata in Sicilia, dove  immaginavo già di ripercorrere gioiosamente i passi dei miei nonni paterni e degli antenati della mia metà siciliana; dopo un viaggio per mare a tratti rocambolesco, sono approdata con la Meloria e gli altri sei componenti dell’equipaggio in terra salentina, a Gallipoli, che è stata l’ultima tappa del mio viaggio, e dove ho vissuto alcuni momenti molto belli, che saranno il soggetto di un prossimo racconto. A Gallipoli siamo stati supportati, con lavori tecnici e tanta simpatia, dal signor Fernando della Naval Service Marsella.

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Vivere in mare per diversi giorni è un’esperienza del tutto diversa da quella di una navigazione breve di piacere. La vita di mare e in mare porta tanti insegnamenti, e come sempre accade quando si viaggia, allena a una maggiore flessibilità e spirito di adattamento, indispensabili per sopravvivere, e per vivere bene questo tipo di esperienza.

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Qualsiasi storia inizia con i suoi protagonisti: di ognuno dei miei compagni di viaggio e di mare ho potuto in diversa misura osservare alcuni tratti distintivi della personalità e della storia di vita, che come sempre, hanno portato spunti interessanti anche per la mia vita.

Ve li presento.

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Simone, il capitano della spedizione
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Teresina, co-fondatrice di World Arctic Fund, filmmaker
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Loris, lo skipper
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Claudia, volontaria ed educatrice per l’infanzia
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Caitlin, volontaria e Sales Manager
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Gaia (io), volontaria e reporter del pre-viaggio

Credo che ognuno viva in modo unico l’esperienza del viaggiare per mare, soprattutto interiormente. Il transito dei giorni su un tappeto d’acqua, lontano dalle fondamenta solide della terra, è qualcosa che si fa avvertire molto profondamente, e che lascia un segno diverso e particolare per ogni persona. Viaggiare per mare non è per tutti: non è un privilegio destinato a pochi valenti, ma alcuni piccoli e più grandi elementi fanno da discrimine fra chi potrebbe prendere casa sull’acqua in qualsiasi momento, e chi, invece, farebbe meglio a riflettere sull’opportunità di staccare i piedi da terra per farli ondeggiare sul corpo liquido del mare.

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Il mare, la voce dell’acqua, il rollio delle onde che culla e fa assopire, inducono da sempre in me un senso di calma, rilassatezza, e profonda meditazione. Ma ho imparato che lo spirito del mare può anche inarcare la schiena liquida, assumendo la forma di un serpente dalla grande potenza: davanti ai suoi capricci, o peggio, alla sua ira, qualsiasi essere umano si percepisce piccolo e impotente.

Fin da piccola mi sono sempre sentita a mio agio, durante i percorsi in traghetto per raggiungere una località di mare dalla terraferma: mentre attorno a me in molti manifestavano i segni di un forte disagio fisico, io risplendevo di salute. Anche quando il mare si fa grosso, e ha voglia di giocare,  lo assecondo rispondendo al suo movimento, il che è l’unica cosa che è possibile fare, quando si viaggia in nave, o a maggior ragione, su una barca.

Chi soffre di mal di mare – una forma di malessere che può affliggere anche chi in mare vive e lavora – dovrebbe pensarci due volte prima di imbarcarsi – in tutti i sensi – in un viaggio per mare.

Ma non solo. Quando si viaggia per mare per un tempo abbastanza lungo – e non parlo di una elegante crociera, ma di vera vita da “marinaio”– si apprendono molte cose, che sono poi i fattori chiave che selezionano chi è adatto e chi non lo è – o lo è molto meno – a prendere la via del mare.

Cosa ho imparato – o ripassato, in molti casi – dalla vita in mare?

    • L’importanza del risparmio energetico: acqua e luce sono elementi preziosi, e non vanno dispersi senza criterio. Anzi, meglio dire che vanno ottimizzati in modo da averne cura.
    • La cooperazione: in barca gli spazi sono ristretti, e, in particolare quelli in comune, vanno rispettati come tali, tenendoli il più possibile puliti e in ordine.
    • In mare è necessario essere elastici: con la mente e nei programmi, che non possono essere troppo rigidi. E’ il mare, infatti, a decidere i tempi del viaggio, e, a volte, anche i luoghi di approdo.
    • La relatività del concetto di tempo: la percezione del tempo dipende molto anche da come vengono gestite le ore e le giornate, ed è variabile da persona a persona.
    • La contemplazione silenziosa: i confini spazio-temporali vengono espansi, e la percezione si acuisce.

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I momenti più belli del viaggio sulla Meloria di World Arctic Fund rimangono per me legati ai doni del mare e della natura: le notti di broccato profondo blu e oro stella, le tinte delle albe, rappresentazione del colore della commozione, i tramonti nei quali il rosa in boccio, il blu acqua marina e l’arancio colato danzavano insieme tenendosi per mano, e disegnando le sagome delle nuvole, messaggere di pensieri alti e pacificati.

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Non ho qmai mancato l’appuntamento con i momenti dell’alternarsi della luna con il sole, della notte con il giorno; ogni volta, sdraiata a prua con gli occhi pieni di stelle e del volto pieno della luna, o mentre accoglievo  la nascita del nuovo giorno e salutavo il sole che si congedava, ho provato emozioni forti e al contempo un grande senso di pace.

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Per il resto, la vita sul mare viaggia seguendo i ritmi della quotidianità, scandita dal momento del risveglio, dei pasti, delle attività da svolgere a bordo, fino al calare del sole, quando si organizzano i turni per alternarsi alla guida del timone: finchè si scivola fra i lunghi capelli del mare, la culla lignea che porta nel suo ventre gli esseri umani, non riposa mai.

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Giunti vicino alla Puglia, abbiamo gettato l’ancora nei pressi di Vieste per un bagno rigenerante, con la bianca costa pugliese in vista, oltre il confine blu del mare. A causa di un problema tecnico, io e Teresina abbiamo dovuto raggiungere la terraferma per cercare un negozio di nautica: ci ha aiutate Matteo, pugliese di origini croate, che con la sua bianca barca Il Leone di Vesta organizza gite lungo le più belle coste del Gargano, ci ha traghettate dalla Meloria fino a Vieste, e ci ha accompagnate in macchina a cercare aiuto.

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L’esperienza della navigazione a vela è completamente diversa da quella della navigazione a motore: da Vieste in poi, abbiamo issato le vele, affidandoci alla volontà del Vento, che avrebbe deciso i tempi del nostro viaggiare. Quando si naviga a vela in mare aperto, la sensazione può essere quella di essere immoti nelle braccia del mare: pare che nulla si muova, e che si sia immersi in un eterno, lieve, dolce cullare.

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Intanto le onde portano in braccio la barca, che conquista nodi (i kilometri marini) e cambia mano a mano posizione nello spazio del mare, anche se a occhio nudo non ci sembra possibile.

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Essere in mare aperto, circondati solo dall’acqua e dal cielo, e da un unico colore, quello della loro pelle, che sfuma nelle tinte dell’azzurro, del verde acqua e del blu profondo, è un’esperienza di grande misticismo. Un grande foglio d’acqua sul quale distendere i pensieri, e lasciare che vengano ripuliti e purificati dall’acqua, per tornare a fare quel vuoto pieno indicato dalla filosofia zen: ciò a cui è possibile giungere quando siamo parte dell’acqua, e la terraferma è diventata un’idea astratta.

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C’è poi l’altra faccia della visione: quella della costa che inizia a farsi intravedere, dapprima solo come una sagoma fantasmagorica, di notte un aggregato di piccole luci che barbagliano sillabe senza senso. A capo delle piccole stelle notturne artificiali c’è la sorella maggiore, il capo condottiero di tutte le luci: il fascio luminoso del faro, che lampeggia un messaggio che gli autentici abitanti della notte sanno decifrare, diverso per ognuno. Con la luce del giorno pieno, lanciamo lo sguardo perché copra la distanza fra il mare e la terra, cercando di dare forma al profilo delle case che guardano con occhi assuefatti dall’abitudine il puntino che siamo, abbracciato dai robusti rami del mare.

 

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Di tanto in tanto, viene avvistato il profilo di navi che paiono fantasmi silenziosi e inquieti. Dove vanno? da dove provengono? Quali anime aleggiano a bordo?

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In mare si avverte prepotentemente la potenza della Natura, e si prende consapevolezza di quanto sia lei a decidere della vita dei suoi figli.

Ricordiamo sempre quanto sia importante rispettare la Natura, imparare a muoversi in armonia con i suoi ritmi, e non sfidarla per il gusto del rischio.

Durante il viaggio a vela abbiamo potuto fare un’ulteriore profonda esperienza di comunicazione con le forze della Natura: insieme a Claudia, donna berlinese dal grande potere femminile, abbiamo fatto un rito sciamanico per chiamare il vento, perché ci portasse sul suo respiro, sani e salvi verso la meta. Il Vento ci ha ascoltate: il suo alito ha preso sottobraccio le onde del mare e ha creato una piccola culla, sulla quale la Meloria ha viaggiato tranquilla come una bimba fra le braccia della madre.

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Dopo una settimana circa di permanenza sulla terraferma di Gallipoli, dove abbiamo attraccato per portare a termine lavori di riparazione e manutenzione della goletta, io ho lasciato la spedizione: il tempo che avevo a disposizione per questa missione era finito, e sono scesa a terra con un nuovo bagaglio di vita e di sapere che sono certa mi accompagnerà anche nei prossimi viaggi.

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Come ho raccontato all’inizio dell’articolo, e nella precedente presentazione del progetto, World Arctic Fund porta avanti una missione il cui cuore è la consapevolezza per i cambiamenti climatici: mi sembra doveroso quindi riportare l’attenzione sulle cause di tali gravi cambiamenti, che hanno fra le cause principali gli allevamenti intensivi, tema ampiamente trattato dal documentario Food ReLOVution di Thomas Torelli: per favore, se non l’avete già fatto, leggete il mio articolo, e partecipate a una proiezione, o acquistate il dvd, diffondendone la conoscenza.

 

 

 

 

 

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