Dario Fo
Ritratto di Dario Fo, omaggio di Alex Miozzi

Quando un Artista dalla grande Umanità come Dario Fo passa oltre, restiamo annichiliti: pensavamo fosse immortale, e che avremmo potuto sempre godere della sua Presenza.
Ma quanti sono i motivi per i quali dovremmo festeggiare al contempo il suo passaggio su questa Terra, e l’eredità preziosa che ci lascia in dono? La risposta è: innumerevoli, e incommensurabili.

Dario Fo ci ha insegnato non solo l’Arte del Teatro, nella veste di performer per antonomasia, regista e drammaturgo – oltre che meraviglioso pittore –ma innanzitutto l’arte dell’essere “esseri umani Umani”.
La lunga e intensa vita di Dario Fo è stata improntata all’impegno civile, ingrediente principale delle sue opere e dei suoi spettacoli, che si facevano veicolo della promozione di un messaggio che trascendeva l’occasione contingente della scena, per espandersi ad abbracciare il vivere collettivo, con le questioni sociali che reclamavano cura e guarigione.

Nel 1997 gli era stato conferito il premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Questa era la sua missione di vita, condivisa con passione con la compagna di vita e d’arte Franca Rame.
La sua è stata una lotta pacifica, portata avanti con lo strumento dell’arte e della cultura, che si fanno amore per gli altri esseri umani. Dario Fo e Franca Rame decideranno presto di portare i loro spettacoli in spazi alternativi alla scena tradizionale, scegliendo luoghi che li avvicinino il più possibile all’umanità con la quale vogliono entrare in contatto, per far  comprendere che preservare la propria cultura è la chiave per la libertà dall’oppressione.

Ogni cellula del suo talento artistico è stato speso per prenderci per mano e, con quella intensa levità di cui solo un Artista pieno d’Anima è dotato, farci capire che siamo su questa Terra per onorare la nostra vita, e quella degli altri.

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Questo è l’omaggio che Punto e Linea Magazine ha voluto fare a Dario Fo: io ho avuto l’onore di scriverlo.

La partenza di Dario Fo mi ha turbata profondamente. Sento Milano più vuota. Al tempo stesso, l’ho riscoperta più “casa”, pensando a lui.

Questa sensazione mi parla di qualcosa di importante, di cui ero già consapevole, ma che a volte dimentico: casa sono le persone, sono le persone a creare i luoghi. 

Quando si torna da un viaggio – lungo o breve che sia – è innanzitutto ai volti che ci accoglieranno, che pensiamo. Insieme alle stanze che abitiamo e che assorbono le nostre emozioni, insieme ai lineamenti dei luoghi che amiamo, all’odore della nostra città, alla consistenza dell’aria che in lei respiriamo. Certo, anche questo conta, e tanto. Ma sono quei volti, sempre e comunque, ai quali torniamo.

Insieme a coloro che amiamo – genitori, compagni, amici, animali – ci sono poi le persone che, anche se non fanno parte della nostra cerchia di legami di sangue e affetti intimi, sono tasselli e creatori dell’atmosfera unica e irripetibile dei luoghi che amiamo: sono persone alle quali siamo connesse per quell’affinità elettiva che lega le anime che condividono una Visione comune del vivere.

Nel mio caso si tratta da sempre dell’amore e della necessità della Cultura, inscindibile dal senso dell’essere Umani. In quel senso così profondo, che mi fa sentire parte di una comunità legata da un filo invisibile, così forte da saper piangere senza spegnere la propria Luce. 

La Cultura è lo scettro del nostro potere di rimanere liberi, come siamo per diritto di nascita: Persone maiuscole come Dario Fo hanno impiegato la loro vita preziosa per ricordarcelo, e spesso, insegnarcelo da capo.

Stamattina, salutandolo, ho distillato tutte le mie emozioni nella carezza di un “Grazie”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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